Quiz di milanesità:"...e se ti dicessi che ti amo..."

"tiamo" in via Menabrea

Un paio d'ore fa, quando ho scattato questa foto, ero indeciso se farci un quiz di milanesità o una delle mie solite interminabili sbrodolate cui spero vi siate abituati. Ho optato per entrambe le soluzioni, per quanto riguarda il delizioso messaggio qui sopra; riprodotto, piccolo indizio, nei paraggi di una clinica privata e di una via balzata agli onori della cronaca alcuni giorni fa. Per una storia triste: un padre disperato che pianta una lama nel petto del figlio tossico. Buona lettura.

Quella scritta è lì da quanti anni? Da quanti anni mi dico di fare una foto a quel muro? Da quando lì, in quella stessa via, sembrava dovesse sorgere una roba come la Hollywood Academy? Da prima. Da prima. La via in questione era colonizzata da minoranze (ormai non più tali) già dieci-quindici anni fa.

Gli esercizi commerciali aperti da cinesi, cingalesi, maghrebini, riempivano la via, fallendo a getto continuo dopo pochi mesi. Ce n'era uno che noi studenti delle vicine scuole medie chiamavamo "il coreano", vendeva di tutto, da medaglioni olografici con disegni senza senso - ideogrammi più che altro - a sementi e cd falsi, passando per qualsiasi altra cosa.

Ci entravo dodicenne a spendere mille lire su mille lire in oggetti inutili con cui avrei fatto regali altrettanto inutili. Chiuse prima che finissi le medie; non sapevo più dove prendere i regali per Natale. C'era già allora la scritta, ossessiva nella ripetizione del "ti", "E se ti dicessi che ti amo". Forse si. Era già lì.

Ma chi può avere scritto qualcosa del genere? Riflettiamo: non siamo di fronte ad un disperato, al massimo ad un disperato per amore, la razza peggiore, a quanto ne so. Non è certo un disperato, uno che vive per strada, un senzatetto quello che ha scritto quel che c'è piantato a memoria futura su quel muro. Perchè spendere qualche migliaio di lire per una bomboletta, e magari qualcosa in più per i tappini, per fare una cosa simile? Meglio mangiare.

Follia pura: ma l'essere innamorati prevede anche che si salti il pasto per comprare una Montana o una Talken. Allora chi? Un giovane writer respinto? Un giovane writer innamorato e corrisposto? Ma perchè fare tutto in una via così oscura. Lo si fa solo se si è sicuri che l'interessata passi da quelle parti. Ecco, forse abitano entrambi da quelle parti.

O di nuovo: stiamo sbagliando tutto, partendo dal presupposto che sia stato un uomo o un ragazzo. Magari è stata una ragazza: grafia dai tratti gentili, un corsivo che è una delizia per gli occhi. Una ragazza allora? Ma le ragazze fanno di queste cose? Bè penso di si, anche se non mi è mai capitato di conoscerne una del genere. Potrebbe essere.

Però c'è una soluzione ancora più interessante. Qualcuno innamorato di qualcun altro che passa le giornate nell'ufficio dietro a quel muro, sede di una importante associazione di categoria. Ecco, questa è la soluzione che mi piace di più. Un impiegato già avanti con gli anni, senza possibilità di carriera, bloccato in un posto senza sbocchi, un travet grigio che non noti neanche in metro: è diventato mimetico già dal 1989.

Bene, e questo uomo senza qualità me lo vedo, che passano gli anni, con le rughe che prima gli solcano il viso e poi gli si riempiono di polvere, e si innamora di quella del piano terra, sicuramente una segretaria trentenne poco alfabetizzata: come lui, d'altronde.

Finchè un pomeriggio esce dall'ufficio, il muro è ancora pulito. Lui va in colorificio, ce n'è uno lì vicino tra l'altro, e compra un nero opaco Talken. Aggiunge qualcosa come "Devo fare un ritocco, sa, m'hanno sfrisato la Uno" giusto per cazzeggiare con il commesso che fuma sempre, me lo ricordo, incurante delle sostanze chimiche infiammabili presenti pressochè ovunque nel negozio. Un caro saluto, futuro ministro Girolamo Sirchia.

Poi va a casa, abita vicino. La sera aspetta, sta sveglio fino ad orari in cui di solito è già in fase rem, sale sulla sua Uno 45, perfetta, e soprattutto grigia, e si avvicina alla via oscura e buia, e al muro dietro al quale si siede tutte le mattine sabati e domeniche escluse la trentenne semianalfabeta che ama. Agita piano la bomboletta, mentre ho come l'idea che in televisione ci siano programmi come Talk Radio su Italia1. E spara sul muro il suo pensiero:"E se ti dicessi che ti amo". Un genio: spero che non cancellino mai quella scritta.

  • shares
  • Mail
7 commenti Aggiorna
Ordina: