Casi metropolitani: l'aspirante suicida di piazza Carbonari

Casi metropolitani: l'aspirante suicida di piazza Carbonari

La prima volta mi chiamano e mi dicono: guarda c'è uno che si vuole buttare dal ponte di piazza Carbonari. Vado lì, e c'è la polizia, i pompieri, tutte queste cose qui. Siamo io ed uno di Avvenire, che ha la redazione lì in piazza. Ci sono i poliziotti che trattano, parlano, e riescono a farlo scendere.

Poi, mentre lui elenca le sue richieste - una sola in realtà, essere portato al centro Exodus di Gallarate - gli infilo un bigliettino col mio numero di telefono in tasca. Qualche giorno dopo, mi chiama, e vado a trovarlo. Salvatore Iudica, 58 anni, e una storia allucinante.

In sintesi spiega che: a diciotto anni fa una rapina in banca, finisce in galera, non vuole starci allora fa finta di essere pazzo e lo trasferiscono al manicomio criminale di Reggio Emilia, dove incontra Francis Turatello. Scontata la pena, si passa gli anni settanta in formazioni di estrema destra con cui combina qualche altro pasticcio: possibile? Dimostrabile?

Casi metropolitani: l\'aspirante suicida di piazza Carbonari
Casi metropolitani: l'aspirante suicida di piazza Carbonari
Casi metropolitani: l'aspirante suicida di piazza Carbonari
Casi metropolitani: l'aspirante suicida di piazza Carbonari

Non ha prove, ma sembra anche che non abbia motivo di mentire. Vive per strada da un paio d'anni, prima stava con sua madre, poi, una volta deceduta, si è trovato ad essere un senzatetto. Tenta sempre di suicidarsi perchè vuole una casa popolare: o cerca di buttarsi in piazza Carbonari, oppure prova a bloccare autostrade e tangenziali.

Colpo di sfiga: una volta salta sulla Milano Laghi e la prima macchina che passa è una della Polstrada: blindato istantaneamente. Succede tutto qualche mese fa: in seguito scappa dal centro Exodus, tenta un'altra volta di buttarsi sempre da piazza Carbonari.

Va a vivere nelle roulotte davanti al monumentale, insieme a Pino, vecchia conoscenza della zona, un ex carcerato che somiglia a Gandhi, tatuato più o meno sul novanta per cento del corpo. Quella lì, è stata l'ultima volta che l'ho visto.

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