Intervista: Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano

Riccardo Gatti

Settimana scorsa ho incontrato Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della Asl di Milano, e gli ho fatto qualche domanda, per scoprire se la situazione è davvero così tremenda. Niente di che, giusto tre domande al volo. Vi anticipo due cose interessanti uscite fuori: la prima è che la cocaina da tre anni è stabile e il mercato non si allarga, e che il crack borsistico e la recessione planetaria potrebbero portare ad un ritorno dell'eroina - di cui in effetti però si parla da almeno dieci anni. Buona lettura.

Prima di tutto una domanda sull’età in cui ci si avvicina agli stupefacenti: un servizio del Tg4 di cui avevamo parlato qualche tempo fa mi era sembrato un po’ allarmista…

Delle volte si dice che l’età media si è abbassata. Non è vero, si è alzata, perché ci accedono anche i vecchi, c’è gente che inizia a quarant’anni. Quindi l’età media si alza, non si abbassa, sempre in media. Il fenomeno descritto come abbassamento dell’età media, è collegato al più ampio numero di persone che accedono alle droghe. Il fatto che ci fossero ragazzini in zone disagiate che a dodici, tredici, quattordici anni si accostano agli stupefacenti non è roba nuova. Cos’è che polarizza l’interesse? E’ che non sono più solo i “marginali” dei quartieri a rischio ad avvicinarsi. Nel momento in cui si iniziano ad avere dei soldi in tasca e una vita di relazione, si è intercettati anche dal mercato della droga

A stare a sentire i giornali sembra che questi siano stati gli anni della crescita senza limiti della cocaina, mentre mi risulta che si sia più o meno assestato

Il mercato della cocaina sta rallentando proprio là dove si era più espanso. Da due o tre anni sembra non crescere ulteriormente il consumo. Anche perché non è che tutti si droghino. Sta crescendo in luoghi dove prima non era così espanso, altre regioni, altri luoghi, dove prima non c’era. Dei margini di crescita per il consumo di cocaina ci sono, in Spagna o in Inghilterra se ne consuma anche di più. Bisogna vedere a questo punto come la faccenda che la gente ha meno soldi, anche a causa della recessione globale, giocherà su questo tipo di consumi. E’ per questo che parlo di eroina, per i giovanissimi potrebbe essere un prodotto interessante. Prima di tutto non hanno idea di cosa sia stata negli anni ottanta, e poi può essere fumata. Ma l’eroina provoca rapidamente tolleranza, necessità di aumentare il dosaggio, e quindi molto più facilmente porta ad una situazione di dipendenza. Unendo questi tre discorsi, la possibilità della crisi di mercato, il parco eroinomani che è invecchiato, una situazione irrisolta in Afghanistan che ha prodotto moltissimo, è ragionevole pensare che il consumo di prodotti più stabilizzanti, come appunto l’eroina, ci sia. Poi bisogna vedere. Il futuro non lo possiamo prevedere

Riguardo al consumo, parliamo in Lombardia e di Milano
Mah, noi qui negli ultimi due o tre anni vediamo una situazione relativamente stabile. Forse il declino è sull’attenzione a determinati fenomeni. Sostanze allucinogene e pastiglie sono sempre stati fenomeni transitori. E’ difficile che uno vada avanti ad allucinogeni per lunghi anni della sua vita. Ci si stabilizza su sostanze più classiche, cocaina, eroina o alcool. Io piuttosto vedo dei cambiamenti sui consumi di alcolici. L’alcool si sta sempre più consumando come fosse una droga. Le droghe ci sono sempre state e sempre ci saranno. Ora il bere è molto più esasperato, e ricorda molto quello che si vedeva nel Nord Europa qualche anno fa. Si beve in partenza per sconvolgere lo stato mentale. L’alcolico non importa quale sia. Non è che si perde la mano e si finisce per ubriacarsi per caso. Si parte con l’intenzione precisa di ubriacarsi. E questo è relativamente nuovo, considerate anche le dimensioni del fenomeno


Torniamo su quella che molti giornali definiscono emergenza cocaina: un paio di mesi fa c’era stata questa ragazza ventottenne che si era buttata dal balcone insieme al neonato. Al tempo Francesco Messina, il Capo della Squadra Mobile di Milano, aveva dichiarato al Corriere – “Sono stato via dieci anni e ora ho trovato una situazione drammatica” conferma? Ha qualcosa da aggiungere?

Non ho niente da aggiungere, se non il fatto che in realtà ci si muove come se questa situazione non fosse drammatica. Nel senso che la situazione è francamente molto preoccupante. Sia per le persone che per le interazioni che le persone hanno con il mercato criminale, per tutto l’insieme di relazioni che si creano con la cocaina nel mondo del lavoro. Il tutto mina alla base la società civile. Tutto ciò non è nell’ambito delle mie competenze, però francamente non ci sono solo problemi di salute: come vengono intercettate le responsabilità in punti chiave della società civile, e come l’entrata nel giro di consumo condiziona le tue scelte, le tue amicizie, la tua ricattabilità


Viene in mente Giovanardi che aveva dichiarato “Cocaina in parlamento? Si, c’è, ma non tanta”
C’è il problema, ma fanno come se da loro non ci sia. Il fatto di lavorare a livello preventivo nelle imprese sulla questione droga dovrebbe essere considerato utile, anche qualcosa da esibire, invece c’è molta ritrosia, molta vergogna a riguardo. Non si ammette il problema. Incominciamo invece a pensare che il problema è diffuso trasversalmente nella società, e siccome il mercato deve continuare a crescere per non morire, se non si fa qualcosa soprattutto a livello culturale e di attenzione, il rischio è che questa cosa continui a peggiorare. E che le organizzazioni del narcotraffico influenzino sempre più la società civile, fino a comandarla

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