Morto ieri Domenico Leccisi: trafugò la salma del Duce



Milano: cimitero di Musocco. Data 24 aprile 1946. Il corpo anonimo di un uomo seppellito nella tomba n 7 è rubato da ignoti. L'identità della salma è tenuta segreta per ragioni di Stato. Dopo accurate indagini si scopre il nome del trafugatore, tal Domenico Leccisi, ex repubblichino e nostalgico, morto ieri all'età di 88 anni. La frase contenuta in un bigliettino lasciato sul fondo della tomba recitava così: "Finalmente, o Duce, ti abbiamo con noi. Ti circonderemo di rose, ma il profumo delle tue virtù supererà quello delle rose".

La sparizione della salma più controversa della storia della prima Repubblica fu oggetto di una vera e propria spy story che per un mese tenne l'Italia con il fiato sospeso...

In due lettere all'Avanti! e all'Unità il gruppo comunicò che il partito fascista, non avendo ottenuto risposta alle richieste di una sepoltura di Mussolini, decise di prendere in custodia la salma. Dal 7 maggio dopo aver fatto girare la salma per tutta Milano, i trafugatori decisero di disfarsene consegnandola ai Padri Alberto Parini ed Enrico Zucca , frati minori dell'Angelicum di Milano. La salma rimase nel convento per qualche tempo fino a che la polizia non venne a sapere tutta la storia dalla fidanzata di un amico di Leccisi. Padre Parini, che inizialmente aveva opposto un labile "segreto confessionale", decise infine di rivelare dove si trovava il corpo solo a patto che gli fosse garantita una sepoltura degna e occulta. La lugubre faccenda venne risolta, anche grazie all'interessamento di Alcide De Gasperi e del papa: il 12 agosto 1946 il cadavere venne restituito al questore Vincenzo Agnesina. Il 30 agosto 1957 quel che resta del defunto, in una cassa di sapone, viene finalmente restituito alla vedova e tumulato nel cimitero di San Cassiano a Predappio. E' il corpo di Benito Mussolini. Un corpo feticcio, simbolo di un Italia che vorremmo lasciarci alle spalle.

Leccisi fu parlamentare dell'Msi dal 1953 al 1963, quando il partito ne dichiarò 'decaduta l'iscrizione. In seguito - così lo ricorda il figlio - fu 'un onesto oppositore della classe dirigente missina' e di quella di Alleanza nazionale poi, contro la 'defascistizzazione del partito'.

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