Il nuovo libro di Sgarbi: uno schiaffo in faccia alla giunta e alla Moratti

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Le perle di Sgarbi, si sa, riempiono e divertono i lettori di questo blog da tempi immemori. Le dichiarazioni al vetriolo su Leonardo, le bagarre con la Moratti e da ultimo gli auguri a Finazzer. Nulla ci è sfuggito (Gabriele è diventato Sgarbi-addicted). Certo l'uscita di un suo libro dal titolo quantomeno provocatorio - "Clausura a Milano e non solo" - non poteva passare in sordina, tanto più che il sottotitolo è uno spasso: "Da Suor Letizia a Salemi (e ritorno)".

Immaginate tutte le invettive di Sgarbi condensate in un libro che racconta i due anni di vita da Assessore alla cultura, due anni che hanno lasciato sulla pelle del critico un tatuaggio indelebile (nonché l'amaro in bocca):

Due anni di idee, battaglie per difendere valori assoluti e non negoziabili, opere che l’ignoranza amministrativa non può consentire di distruggere e che l’indifferenza quotidiana non può far dimenticare. Due anni di polemiche per affermare che il dio denaro, gli automatismi inerti della burocrazia, l’ignavia non devono avere la meglio sulla cultura".

E fin qui il nobile messaggio è delineato. Di sicuro i due anni come assessore non sono certo stati noiosi. Dalla mostra sui graffiti (Street art, Sweet art) e Vade Retro, per citare i due esempi più noti. Tentativi nobili di svecchiare l'arte e dargli un'impronta attuale. Un'esperienza utile al sindaco di Salemi per farsi un'idea di cosa accade quando la cultura incontra una struttura politica, amministrativa, la "macchina".

Due sono le possibilità: o accade che la macchina decide di rischiare e quindi di lasciare libera la cultura di manifestarsi; oppure succede che la macchina ottura i pori più pericolosi della cultura e, alla fine, la lascia agonizzare.

Tirate voi le somme. Ma veniamo alla clausura, qualcosa che per teorema logico associamo al simpatico epiteto di Sgarbi al sindaco:

Libertà (della cultura) o clausura. Non c’è margine di trattativa. O l’una o l’altra. E all’appello non mancano niente e nessuno in questo libro: suor Letizia (Moratti), frate Clemente (Mastella), Glisenti, l’Expo, Berlusconi, Veltroni, l’Ara Pacis, le Pale Eoliche, la valle del Belice e molto altro. Perché la Clausura di Milano si diffonde per tutto l’arco della penisola e ha due sinonimi: interessi e ignoranza. Ma ripartire si può. Da Salemi.

Il libro, il quarto edito per Bompiani, (404 pagine, 19,00 euro) è scritto a quattro mani con la giornalista Marta Bravi de Il Giornale.

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