Intervista al fotografo Giovanni Battista Sambuelli: si parla di campagne shock contro la violenza sulle donne

intervista a giovanni Battista SambuelliAvevamo dedicato in precedenza qualche post alla polemica suscitata dal manifesto per la campagna contro la violenza alle donne. Cercando tra i commenti, ma anche navigando sul web, le opinioni in difesa ai “censori” sembrano introvabili. Eppure, nonostante l'apparente plebiscito in suo favore, quel manifesto non si vedrà in giro. Abbiamo chiesto un opinione a Giovanni Battista Sambuelli, noto fotografo alessandrino, che nel 2000 partecipò a Milano al Second International Festival of Public Service Communication, promosso da Pubblicità Progresso, con la collaborazione di Università Bocconi, e preparò una campagna, molto ad effetto (che potete vedere in basso, accanto a quella di Ruggero Rosfer) alla quale sembra ispirarsi quella “oscurata” dal Comune (anche se c'è da dire che in questo modo ha ottenuto molta più visibilità). I bei lavori di Giovanni Battista Sambuelli li trovate sul suo sito internet.

La tua opera, come quella di Rosfer, rimanda iconograficamente alla crocifissione; puoi guidarci al suo interno? Puoi parlarci delle differenze tra i due manifesti?

Le due opere, dal punto di vista formale, differiscono di pochissimo, come si può notare. Nella mia immagine, più cupa, i seni ed il pube sono coperti da nastro nero, a simbologia di ulteriore negazione della femminilità stessa, quasi a voler disumanizzare l'"essere" di chi subisce la violenza. La mia campagna è più orientata a sensibilizzare le persone verso tutti i problemi, le angosce, finanche i sensi di colpa indotti, che chi subisce violenze fisiche o comportamentali, deve affrontare per il resto della vita. Questo perché è fin troppo palese che non ci sia bisogno di dire di essere contro la violenza... Nessuno è a favore. Per contro, molti sottovalutano i problemi e lo stato d'animo di chi subisce una violenza, arrivando anche tal volta a sminuire il fatto ed addossando parte della colpa proprio alla persona che subisce il trauma...

campagna contro la violenza alle donne: manifesti di Rosfer e di Sambuelli
manifesto di Ruggero Rosfer
manifesto di Giovanni Battista Sambuelli

Il classico esempio è il commento idiota di chi afferma che se la tipa non avesse indossato la minigonna, non se la sarebbe cercata. Cosa da far rabbrividire. Ecco, nella sostanza, le differenze tra le due campagne sono minime nella parte grafica, poiché entrambe rileggono la crocifissione quale massimo strumento di messa a morte con sofferenza della persona, e parlo anche di messa a morte in qualche modo "pubblica", vuoi perché in molti casi le violenze avvengono in luoghi frequentati, vuoi perché, di fatto, che subisce violenze, sessuali o comportamentali, in qualche modo muore pubblicamente: la vita "dopo" non sarà mai più uguale a quella di prima. L'immagine di Rosfer, che trovo bellissima, anche se forse è un po' troppo "glamour" per il tema che tratta, ricopre benissimo il suo ruolo, che è di attrarre l'attenzione. Non è certamente una copiatura e lui ha tutto il mio appoggio.

Come andò poi il festival?

Il Festival andò benissimo, anche perché la campagna fu pubblicata, ma ricordo che il momento della compilazione della scheda di ammissione fu quasi comico, perché i responsabili, abituati ad aver a che fare con aziende a livello internazionale, (oltre seicento, con tutti i più altisonanti nomi del marketing, della strategia di comunicazione e della pubblicità), ad un certo punto mi chiesero se li stessi prendendo in giro, perché ad ogni loro domanda su chi fosse l'Account director, il Creative director, il Copiwriter, L'Account supervisor, l'Art director ecc., io rispondevo sempre col mio nome...


Ma questi rifermenti cristiani che ormai imperversano nell'arte (ricordo un'opera di Cattelan di una donna crocifissa di spalle sul muro di una sinagoga), come nella pubblicità, che vogliono far scatenare la polemica a tutti i costi... non si sta un po' esagerando nel voler approfittare dello scandalo assicurato dalle polemiche dei “benpensanti”?

Guarda, per temi importanti come quello trattato, non approvo proprio nessuna forma di censura e, per essere ancora più aderenti al nostro caso, si potrebbe persino arrivare ad accostare all'immagine della donna in croce quella di Gesù. D'altro canto, nessuno si scandalizza di vederlo rappresentato fra due farabutti e se si pensa all'agonia di una donna violentata, ci si dovrebbe vergognare al pensiero di come si possa essere arrivati a non scandalizzarsi per il fatto in se, e non per una sua rappresentazione. Gesù si è fatto uomo, è diventato umano, ha espresso idee, è stato umiliato, ha sofferto ed è morto come essere umano e con la sua morte ha perdonato tutti: chi può sentirsi "turbato" se si accosta un suo ricordo a fatti così importanti? Potrei ancora tollerare e forse capire il criticare la gratuità di un immagine volta alla pura provocazione, come, ad esempio, la famosa pubblicità di una marca di jeans negli anni ' 70 con un bellissimo sedere femminile avvolto in un paio di shorts e la scritta -"Chi mi ama mi segua", ma nel nostro caso, non vedo scandali.

Sul leggendario slogan dei jeans Jesus Pasolini ha scritto un illuminante articolo. Immagino che non ammetti riserve o scuse riguardo al giudizio censoreo e al il seguente blocco del manifesto.

Il Comune (tutti gli Organi assimilabili, non solo quello di Milano) dovrebbero preoccuparsi dei veri scandali che sono sotto gli occhi di tutti, ma le Istituzioni, forse, ragionano in modo leggermente distante dal comune sentire, ma è altro discorso, bisognerebbe scrivere troppo...
Ai "furbi", ai quali ci siamo quasi abituati, visti i vari "furbetti" delle recenti cronache, non mi sento di pensare, perché per avere successo, non basta una fiammata, occorre che il fuoco sia mantenuto vivo costantemente; se non ne hai le capacità, fai la fine delle "stelle di oggi" che, dopo l'attimo di notorietà, tornano fra noi "normali" a vivere da sconosciuti, dovendo in più sopportare il peso del rientro nelle stalle...

Cambiando argomento vorrei infine chiederti, visto che ti occupi soprattutto di nudi: nella pubblicità si usa il nudo per persuadere, le immagini della pubblicità seducono col fine di vendere, ormai il meccanismo è estremamente raffinato. Lo scopo del nudo artistico, invece, qual è? Ci puoi illustrare i diversi modi di utilizzare il nudo?

Nella pubblicità si usano i soggetti che più attraggono il target a cui mira la campagna. Purtroppo, o per fortuna, se si guarda alla facilità di realizzazione di una campagna, la donna è il soggetto che è condivisibile sia per attrarre un pubblico maschile che femminile. Da un lato si fa credere (ma chi ci crede, poi??) che il tal profumo o quel paio di occhiali, o quel whisky siano elementi identificativi di chi ha attorno le stesse ragazze che si vedono nella pubblicità, dall'altro si vuole indurre la convinzione che usando la tal crema, o il tal profumo, o il tal gel rassodante, ci si avvicini alla bellezza della ragazza rappresentata...
In entrambi i casi, ovviamente, il "fil rouge" è rappresentato da ragazze o donne quasi sempre bellissime e sensuali.
D'altro canto, e questo lo ribadisco sempre alle modelle che posano, nel ricercare la bellezza, la femminilità e la sensualità, bisogna sempre fare riferimento alle donne, perché la donna ha maggiore senso critico, anche verso le "concorrenti"; una ragazza, osservando un manifesto con una bella modella, potrà sempre commentarne ed approvarne la bellezza o i piccoli difetti, mentre un uomo, quasi sempre avrà poche critiche in proposito.
Il nudo artistico, al di là del puro piacere visivo, dovrebbe anche comunicare uno stato d'animo, dovrebbe essere la parte mediana di un trittico in cui il prologo e la fine rimangono nell'immaginario di chi osserva, dovrebbe cioè stimolare la fantasia che completa l'opera ed è differente da persona a persona. La critica può essere mossa sulla parte tecnica e trovare concordanze in molti osservatori, ma le sensazioni indotte nell'osservatore saranno sempre molto differenti.
Nei nudi che realizzo, do molta più importanza all'espressione del viso, che alla posa del corpo, proprio perché è dal viso che parte tutta la "comunicazione" di una fotografia.
Attualmente, lo "stato dell'arte" nel nudo, da quello che si vede nei libri dedicati, è tendente ad una rappresentazione molto realistica, e segue la moda orribile della Real Life adeguandosi alle volgarità dei reality show. Non mi piace. E sebbene sia onorato di essere stato inserito fra i migliori fotografi di nudo nel libro "The new erotic photography" edito da Taschen nel 2007, non cambierò il mio modo di rappresentarlo, continuando ad avere come riferimento le luci e la sensualità dei Maestri della pittura classica. Poi, in ogni caso, ciò che faccio deve in primo luogo piacere a me: è già un grosso risultato.

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