Tettamanzi: dialogo e moschee nei quartieri di Milano

Il cardinale di Milano risponde implicitamente alla proposta leghista di proibire la costruzione di nuove moschee e tende una mano ai fedeli dell'Islam, proprio nel Discorso alla città, tenuto di fronte alle autorità pubbliche (qui il testo integrale in formato .doc).

«Abbiamo bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri della città. Ne hanno un bisogno ancora più urgente le persone che appartengono a religioni diverse da quella cristiana, in particolare l’Islam», ha detto monsignor Dionigi Tettamanzi, davanti a un'incredula Letizia Moratti, che se l'è cavata dando un'interpretazione tutta sua alle parole del porporato.

Il cardinale ha sottolineato il bisogno del dialogo all'interno di una città "fatta da tante piccole isole" e che vive "una forte contrapposizione": dialogo con i giovani, con gli anziani, con i bisognosi e anche con gli immigrati. Su questi ultimi in particolare Tettamanzi ha pronunciato parole inequivocabili:

Non possiamo giustificare comportamenti contro la legge, ma non possiamo credere che tutti i comportamenti degli immigrati siano contro la legge o che tutti gli immigrati commettano illegalità. Conosciamo il contributo insostituibile che gli immigrati, a volte clandestini, offrono alla nostra città? Senza il loro lavoro Milano si fermerebbe. Abbiamo bisogno di loro.

Ancora una volta, come già ai tempi del cardinal Martini, c'è una dissonanza fra le voci istituzionali, la guida politica della città, in mano a una parte ben precisa, e il messaggio che la chiesa cattolica diffonde a partire dal Vangelo.

Molto chiara la distanza nelle parole del sindaco Moratti: «Sua eminenza non ha parlato di moschee in modo specifico. È giusto che ci siano luoghi di culto per chi vuole esprimere la propria fede, ma vanno prima di tutto cercati dentro di noi».

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