Cinesi di Paolo Sarpi: su Facebook c'è chi vuole "sopprimerli"


Molti di voi ricorderanno il recente caso dei gruppi razzisti italiani su Facebook, per la cancellazione dei quali si era mosso addirittura il Parlamento Europeo. Ne avevano parlato, tra gli altri, i colleghi di Polisblog.

In quel caso il gruppo etnico oggetto di offese e propositi più o meno bellicosi erano i Rom: noi di 02blog però, girovagando tra le pieghe del social network di Mark Zuckerberg, siamo incappati in un gruppo milanese DOC che si scaglia contro la comunità orientale di Via Paolo Sarpi, intitolato, non senza una certa ambizione, "Aboliamo e sopprimiamo tutti i cinesi presenti in Italia!!!"

Per farsi un'idea della moderazione di questo gruppo - del tutto spontaneo - basta leggere qualche riga della presentazione scritta dai fondatori:

Per tutti quelli che non ne possono + di queste "bande" di cinesi bastardi che ci occupano le strade, che ci rubano le vie della grande Milano, che ci fanno ammalare e ci uccidono con i loro prodotti asportati dal loro stato (..), che ci fanno mangiare nei loro ristoranti prodotti andati a male e toccati dalle loro mani luride (..). Tiriamo su le maniche e rechiamoci tutti insieme in Paolo Sarpi a dare fuoco a tutto ciò che hanno costruito con i NOSTRI soldi!!!! GUERRA AI CINESIIII!!!!

I membri di questo gruppo hanno raggiunto da poco quota 51, e crescono al ritmo di qualche iscrizione al giorno. Tra i commenti in bacheca, quello di un certo Max Il Lupo Solitario, che recita "TUTTI AL MURO COME LA CANZONE DEI PINK FLOYD". Speriamo per Max che Roger Waters non decida di fare un salto a Milano per spiegargli di persona qual'é la corretta interpretazione del testo di "In the flesh" tratta dal celeberrimo "The Wall" del 1979.

Soprattutto, speriamo per i nostri concittadini iscritti al gruppo che qualcuno si decida a rimuoverlo prima che il governo italiano traduca nella nostra legislazione la recente decisione quadro dell'UE circa l'incitamento al razzismo e alla xenofobia. Da quel momento in poi, infatti, comportamenti di questo tipo potrebbero diventare punibili con pene comprese tra 1 e 3 anni di carcere.

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