La crisi entra a San Vittore: pasti e saponette razionate

carcere
Vi ricordate quando nel 2002, all'epoca dei girotondi, il ministro Castelli ipotizzò che esponenti della sinistra volessero fomentare rivolte carcerarie per mettere in difficoltà il Governo? Altri tempi. Ora le rivolte carcerarie potrebbero partire spontaneamente. Spulciando la Repubblica di ieri mi sono imbattuto in questo articolo. Niente di buono e niente di nuovo. Il carcere è tornato a pieno regime: 1400 detenuti, dopo che l'indulto aveva sfoltito non poco l'organico. Ben oltre la soglia di tollerabilità, fissata a quota 800.

Fin qui, tutto normale. Che invece i reclusi non abbiano carta igienica, sapone e addirittura cibo fa pensare ad un regime carcerario da terzo mondo. Lo racconta un volontario dell'associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale Antigone: "Da troppo tempo i pasti sono insufficienti a soddisfare il fabbisogno della popolazione carceraria. Dallo scorso luglio su 140 detenuti si è riusciti a garantire il pasto a 90". Emergenza che fortunatamente è stata mitigata con l´intervento di alcune associazioni di volontariato".

Ma non è finita. All'interno del carcere ci sono anche beni supplementari che i reclusi possono acquistare nello spaccio del carcere. I prezzi sono calcolati sulla base dei prezzi dei supermercati del centro, "troppo alti per una fetta sempre più grande di detenuti, la maggior parte dei quali extracomunitari". E per l'immediato futuro le cose non sono destinate a cambiare dato che nella Finanziaria 2009 sono previsti 133 milioni di euro di tagli per il Dipartimento di amministrazione penitenziaria.

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