Foto: stazione di Porta Genova e dintorni. Cosa è rimasto delle fabbriche?

stazione porta genova e dintorni, ex fabbriche

Cominciamo il nostro viaggio tra le stazioni di Milano con una delle più antiche (costruita nel 1870): Porta Genova, ex Stazione di Porta Ticinese, con treni diretti a Mortara o Alessandria. Spero di non offendere gli abitanti confessando che, a mio modesto parere, Mortara, affogata nelle risaie della Lomellina, è una delle città più brutte della Lombardia. Per non parlare della presenza estiva di triliardi di zanzare, una piaga che qua raggiunge l'acme. Ho visto gente d'estate che, per non essere letteralmente divorata, mangiava il gelato in auto.

I mortaresi, che per lavoro pendolano nella direzione di Milano, hanno generalmente da affrontare una quantità di disagi abbacchiante. Forse parte da qua il costo contenuto delle case, come potete vedere da questa pagina presa a caso tra le agenzie immobiliari.

Alcune storie di ordinario pendolarismo della tratta Mortara-Milano Porta Genova sono raccontate, sincere e spassionate, nel blog "MI MO". I pendolari, come i Vinti di Giovanni Verga sono aggrediti da un infausto destino che qui prende il nome di Disservizi delle ferrovie con un contorno fittissimo di liti, beffe, surrealtà, scene di disperazione o amicizia, conversazioni origliate e piccoli squarci di poesia metropolitana.

stazione porta genova e dintorni, ex fabbriche
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Qualche anno fa si parlava di chiusura della stazione di Porta Genova, nacque addirittura un comitato che si opponeva al rilascio e al conseguente dirottamento dei treni a Rogoredo, ora il dibattito in rete si è moderato, ma nessuno sembra avere risposte certe e ufficiali. A casa ho trovato un opuscolo del Comune di Milano, datato 2003, che annunciava:


La dismissione del tracciato ferroviario lascerà un'ampia area libera, affacciata sul naviglio, che diventerà un parco urbano di grande valore ambientale, con la stazione di Porta Genova che assumerà il ruolo di “porta” tra il parco e la città.

E ancora, in un altro punto:


La dismissione del tracciato ferroviario, prevista in cinque anni (nel 2008/09, ndr) consentirà la creazione di una vera e propria “greenway” per la città. L'area verde è intesa come sviluppo di luoghi collettivi, per il tempo libero e il riposo, per percorsi ciclopedonali.

Ma qua siamo nel mondo della fantasticherie, oltre lo specchio di Alice! Ritorno alla realtà, oltrepassando il ponte metallico verde che conduce in via Tortona. Osservando i tetti si notano svettanti ciminiere, residui di quelle fabbriche che negli anni 60' iniziarono le dismissioni. In questi grandi spazi in disuso, poco alla volta è subentrata la nuova classe creativa, costola del terziario avanzato in eterna crisi di precarietà. E sembra che la trasformazione sia lineare, non traumatica o violenta come altrove. Gli stanzoni delle vecchie fabbriche paiono adatti a divenire open space legati all'economia dell'immagine.
È questo che cerco di fotografare, le sopravvivenze del fordismo; dove si sono conservati i caratteri industriali. Entro nei cortili e noto come spesso si è deciso di mantenere le murature a vista, i mega-finestroni rettangolari, le travature metalliche. Talvolta alcuni oggetti della fabbrica sono diventati arredi di modaioli bar, come le cisterne rosse al “Caroli” dove prendo un caffè che mi risveglia dalle fantasticherie.

Mi ricordo che il mio intento era visitar la stazione. Torno, ripassando per il ponte metallico.
L'atrio è semi-deserto, c'è quasi un clima familiare. È tarda mattinata e la massa di pendolari è al lavoro. Un uomo si riscalda appoggiandosi al termosifone. Non c'è sala d'attesa, solo tre panche marmoree nel grande atrio, di fronte alla biglietteria. Poi una tabaccheria, un bar stile mensa e dei distributori automatici di caffè, snack e libri. Il bagno è chiuso “a causa dei ripetuti atti vandalici”, ma la gente si adatta e utilizza il muro. Tanto non vede nessuno.

stazione porta genova e dintorni, ex fabbriche
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