Avere 30 anni a Milano: il rapporto annuale della Fondazione culturale Ambrosianeum

Il rapporto annuale della Fondazione culturale Ambrosianeum indaga la Generazione X, quella dei 30enni, in rapporto alla città e al suo sviluppo economico e demografico


Come declina Ivan, poeta di strada: "Il Futuro non è più quello di una volta". Ma è poi vero che i 30 enni milanesi vivano in un perpetuo limbo del "doman non c'è certezza"? Tacciati come bamboccioni, choosy e "generazione perduta" - epiteto di Mario Monti, i trentenni pagano un conto salato. Lo dice il rapporto della Fondazione culturale Ambrosianeum. Titolo: "Trent'enni in cerca di autore". Sottotitolo: "Attori dietro le quinte o nuova classe dirigente". Un rapporto edito da Franco Angeli, e pubblicato grazie al contributo della Fondazione Cariplo.

Invisibili alle politiche, mal rappresentati da stereotipi semplificanti e negativi, sospesi nella terra di mezzo di chi non è più giovane ma non è ancora considerato pienamente adulto, i trentenni milanesi reclamano attenzione, riconoscimento sociale e opportunità di affermazione nel mondo del lavoro, della politica, della società civile. Ultimi appartenenti alla Generazione X, costituiscono una risorsa fondamentale per la città.

Queste le premesse della ricerca che ha impegnato vari ricercatori di studi sociali delle università milanesi, focalizzati sulle problematiche di questa generazione eterogenea, ma anche delle potenzialità che possiede, interrogandosi sulle strategie necessarie per sostenerla e scongiurare che Milano sperperi un tale patrimonio.

Lo scribacchino dietro la tastiera fa parte di questa Generazione X, consapevole delle difficoltà di essere nel mezzo del cammino della vita con poche certezze e scarse risorse. Una cosa è sicura: la generazione dei 30 contribuisce in maniera significativa alla tenuta economica, sociale e demografica di Milano. Ci sono i dati della ricerca, che parlano.

Il primo: il 28 per cento dei 30-34enni milanesi è straniero. Non è un caso che l'imprenditoria giovanile sia sopratutto straniera, un terzo del totale degli imprenditori di Milano e provincia è costituito da immigrati. E in alcuni settori - dalle costruzioni alla ristorazione, fino al commercio al dettaglio - sono proprio le imprese gestite da trentenni stranieri a sopravvivere più a lungo.

Bamboccioni che non si accasano. Come ebbe a dire la fu ministro Fornero, i 30enni hanno le difficoltà maggiori a formare un nucleo familiare. L'età media del primo matrimonio a Milano è pari a 34,2 anni per le donne e a 36,6 per gli uomini. Il 64 per cento delle trentenni in città sono nubili, mentre i coetanei celibi sono addirittura l'81 per cento. Il primo figlio arriva mediamente intorno ai 34 anni (tre anni al di sopra della media nazionale).

Mezza occupazione, piena disperazione. Nel 2012 il tasso di occupazione maschile dei 35-44enni milanesi è sceso all'88,5 per cento, con un calo di oltre sette punti percentuali rispetto al 2008. E a livello femminile, dove il calo è stato più contenuto, si è comunque arrivati al 77,6 per cento (meno tre punti sul 2008).

L'autocommiserazione? bandita! "Bisogna mandare in soffitta la cultura del lamento, depressiva e corrosiva, che spinge a dare sempre la colpa agli altri e dissuade dal buttarsi per cambiare le cose - ammonisce Marco Garzonio, presidente di Ambrosianeum - La soluzione è rendersi disponibili a mettersi in gioco come singoli e come gruppi, per contribuire a una politica fatta di idealità e spirito di servizio alla collettività. Diversamente sarà il declino". E chi vuol esser lieto sia.

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