Cassa integrazione per la Elco



La foto è del 1971, allora si scioperava per chiedere salari più alti. Ora i salari dei lavoratori della multinazionale americana che produce motori per refrigeratori non ci saranno più, almeno per 287 lavoratori dello stabilimento di Inzago. A casa per un anno, senza alcun anticipo (ossia senza alcuna entrata per almeno 4, 5 mesi), senza rotazione e nessun possibile acquirente a cui vendere le parti 'pregiate' dell'impresa". Questa in soldoni la procedura di cassa integrazione straordinaria della Elco che punta il dito sulle banche "colpevoli di aver revocato i fidi".

E' strano come tutto ciò accada non in una micro impresa artigiana, ma in una multinazionale con stabilimenti in Bulgaria e Cina che tendenzialmente fattura circa 50 milioni di euro all'anno, che ha scelto di darsi un capitale sociale di 3 miseri milioni. Un'azienda che rifiuta di assumersi la responsabilità delle sue scelte sbagliate e che dimostra di non avere alcuna intenzione di cercare soluzioni che consentano la ripresa produttiva

Lo denuncia la Fiom milanese, sottolineando che la decisione e' stata presa dopo aver già messo in cassa integrazione ordinaria altri 190 lavoratori. L'obbiettivo del sindacato è ora quello di costruire le condizioni per rimettere in attività la fabbrica, trovare un acquirente che preservi l'integrità produttiva e l'occupazione.

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