Acerra e Brondi in una serata: le foto e un mini-resoconto

acerra e brondi in una serata

Ormai, ad ogni mostra d'arte contemporanea, la domanda sorge spontanea: qual è la linea di confine tra arte e non? Cosa si può considerare arte adesso che l'abilità tecnica non è più una prerogativa necessaria di colui che crea l'opera? La definizione più facile è: arte è il prodotto dell'artista, l'artista ciò che è ritenuto tale. Una volta che vi viene affibbiato l'appellativo di artista potete permettervi di fare cose che altrimenti finirebbero nel cassonetto indifferenziato senza suscitare troppe riflessioni. Ma un'opera deve avere un significato, deve essere la trasposizione di un'idea - se non addirittura di un “état d'esprit” - in materia.

Sarebbe interessante capire quale arte verrà considerata rappresentativa del primo decennio del terzo millennio. Ieri sera, nel mio piccolo, ho avuto una risposta sia con la musica, assistendo all'Arci Bellezza al concerto di Vasco Brondi/ Le Luci della Centrale Elettrica, che con Alessandro Acerra, all'inaugurazione della mostra “Niente si crea tutto si ricicla” in via Lagrange 1 (aperta mar/merc/giov/ven/sab dalle 10.00 alle 19.30, ingresso libero).

Partiamo dalla mostra del giovane artista-designer avellinese. La sua idea è quella di uscire dalle logiche moderne di Produzione-Uso-Discarica (un po' il vecchio Produci-Consuma-Crepa) per giungere ad un'interpretazione di tipo circolare in cui il ciclo della materia diventa continuo cioè Produzione-Uso-Riciclaggio-Nuova Produzione.

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Gli oggetti di design di Acerra, come i prodotti di abbigliamento, derivano direttamente da prodotti di scarto. Emblematico il caso delle eco t-shirt delle quali anche il materiale è sotto il segno del riciclo (scarti sartoriali o rimanenze di produttori). Una volta trattate e colorate dall'artista, le magliette diventano sia oggetti arte che opere di consumo, chiaramente di lusso. L'obiettivo è “combattere l'omologazione di massa” leggo nella spiegazione della eco-arte di Acerra. Ma è possibile combattere l'omologazione con un prodotto destinato ad un'élite economica? Tra l'altro questi prodotti avrebbero una fruizione simbolica in quanto difficilmente verrebbero indossati, ma più probabilmente appesi al muro come quadri, come opere d'arte appunto. Ma Acerra non si sbizzarrisce solo con i capi d'abbigliamento e borse, forse sono gli oggetti di design i prodotti migliori. Divani e “puff” sono ingozzati di rifiuti d'appartamento e scarti, come mostri che si nutrono voracemente di ciò che non è più necessario, come noi davanti al televisore.

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Terminata la mostra + vernissage mi aspetta, poco distante, il concerto delle Luci della Centrale Elettrica. Anche Brondi (accompagnato da Giorgio Canali, un violinista e una violoncellista) si nutre di scarti e, con parole e similitudini lancinanti, dà loro vita poetica. Una poesia metropolitana che non può che riecheggiare in momenti di ordinaria disperazione metropolitana. Mi viene in mente quando, uscendo da Milano, si è avvolti nel traffico e nei centri commerciali di via Fulvio Testi, o nella periferia più grigia.

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