Malaricordi: Luciano Lutring all'enoteca Ligera di viale Padova

Luciano Lutring all'Enoteca Ligera: malaricordi?

Sabato sera c'era Luciano Lutring all'enoteca Ligera di viale Padova 133: c'eravamo anche noi a sentire le storie dell'ex solista del mitra, oggi pensionato bi-graziato (prima in Francia e poi in Italia) residente a Massino Visconti. Lutring è la miniera dei soliti aneddoti che potete leggere anche in questa intervista di Sabelli Fioretti.

E soprattutto è un fiume in piena impossibile da arginare. Notizia interessante: nei prossimi mesi dovrebbero partire le riprese del film sulla sua oggettivamente incredibile esistenza. Dopo un salto, la prima parte della serata, domani la seconda, buona lettura.

Luciano Lutring all\'Enoteca Ligera: malaricordi?
Luciano Lutring all'Enoteca Ligera: malaricordi?
Luciano Lutring all'Enoteca Ligera: malaricordi?
Luciano Lutring all'Enoteca Ligera: malaricordi?
Luciano Lutring all'Enoteca Ligera: malaricordi?
Luciano Lutring all'Enoteca Ligera: malaricordi?
Luciano Lutring all'Enoteca Ligera: malaricordi?

Com'era Milano una volta? A Milano una volta c'erano i contatti umani, eravamo tutta gente di quartiere, tu a Milano andavi dalla vicina di casa, ci chiedevi una cipolla, un rosmarino, adesso il tuo vicino di casa non sai se è un terrorista, un... si o no? Non c'è più la disponibilità, non c'è più il calore, una volta i vicini di casa erano come fratelli ,tutti sapevano vita morte miracoli di tutti. A Massino Visconti ci sono andato perchè nel 1994 una legge dell'Antimafia mi ha proibito di mettere un locale: potevo fare il bandito, il ladro, ma non potevo lavorare onestamente, e allora sono andato su Lago Maggiore, a dipingere e a crescere le mie bambine. Sai, nella vita, se mia madre avesse accettato Yvonne, non sarai diventato quello che sono diventato. All'epoca mia madre, chiudendomi i rubinetti, ho dovuto andare a traghela, ho duvu fei queicos... ho voluto ciaparmela, ho dovuto mantenerla, e così ho iniziato a fare rapine...

Contatti con il carcere non ne ho più. No, io ho chiuso quando sono uscito dal carcere di Brescia, ho lasciato lì la mia macchina da scrivere, i miei colori, tanta mia roba, tanti amici mi hanno salutato attraverso le sbarre e non mi sono girato a guardarli, perchè ho giurato tra me che quell'ambiente non voglio vederlo più. Ora mi invitano a fare le trasmissioni dalle carceri, portare una parola di sollievo, ma non mi va di andarci, perchè mi sentirei un'ipocrita.

Una volta c'erano i matrimoni combinati... i miei volevano farmi sposare una ragazzotta di San Siro: mica c'era lo stadio, c'era campagna. Però io volevo già "evadere" da quell'ambiente. Mia madre voleva farmi sposare una tuseta del quartiere, che mi faceva i compiti, e alla fine ero il primo della classe. Lei mi faceva i compiti, tutti bene, precisi. Insomma mia madre voleva farmela sposare. I miei avevano questa latteria in cui venivano ex partigiani, ex fascisti...era il 1954. Facevo già il falsario, con la carta d'identità, avevo sedici anni, non c'era ancora la legge Merlin, e andavo in Fiori Chiari...

Sentivo i partigiani che raccontavano le loro storie, e un giorno da un rigattiere ho preso una Smith e Wesson. Avevo una Cadillac, faecevo sposalizi, viaggi, ho fatto anche una parte in un film con Rock Hudson. Una sera è arrivata una che filava con Rock Hudson, e voleva dargli degli schiaffi e non ci arrivava...poi Hudson è diventato un pò... (ride).

La prima rapina? Ero in posta a pagare una bolletta, c'era sto pirla, che tituctitactituctitac batteva a macchina, cinc minut, dis minut, io sbatto una manata sul banco, si gira e mi da dei soldi. "Prenda prenda!". Aveva intravisto la pistola...Prendo tutto. Quant'era? Circa un milione di lire dei tempi, allora torno dai miei amici al bar...c'era uno che ha fatto la rivolta a San Vittore, e mi fa "Se t'han dato un milione a te che sei un pirla, la prossima volta andem in quater, che ci danno otto milioni". Morale della favola, comincia tutto così.

Mia madre quando gli ho presentato Yvonne - la prima moglie, un'entraineuse - quando ha visto questo ben di Dio, m'ha detto "Io non ti permetto di andare con queste donne... sono belle da guardare ma non toccare!". Io mi ero già sposato in Svizzera, le ho fatto vedere il certificato. "In casa mia la Svizzera non esiste!". E l'ha stracciato... e mi han cacciato di casa.

Una notte di Natale, che stavamo con Yvonne in una pensione di via Washington, andiamo in Duomo, e vediamo questa vetrina. "Che bella", io le dico "Vai a casa dai...che io vedo di trovare il proprietario, magari è al bar...in San Babila...vedo se trovo il padrone". Ho lasciato la mia macchina, io ho "preso" una Giulietta 1300, attacat i fil sota, tritrictric, c'erano ancora in giro i metronotte in bici, sentivo la gente ancora in giro "Porcu diavul, ma non avete sonno!?!", verso le quattro e mezzo, sfondo la vetrina salto dentro e cerco di spogliare il manichino. Tutto pieno di spilli! Sun arriva a cà, che erano le sei di mattina, la tusa s'era indurmentada "Quanto l'hai pagata la pelliccia?". Lasciamo perdere...

(fine prima parte)

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