Expo 2015: previsti 18.500 volontari e 640 posti di lavoro

Governo, regione e comune di Milano spingono perché il protocollo firmato ieri funga da modello per la contrattazione nazionale tra imprese e parti sociali. Mentre dal fronte No Expo si alza l'allarme precarietà.

Arriva l'accordo tra Expo 2015 spa e sindacati per il protocollo che disciplina le modalità di assunzione e di impiego del personale durante i sei mesi dell'Esposizione Universale. Un accordo che in molti aspettavano. Il primo dato particolarmente significativo è il numero di volontari: 18.500 per sei mesi di evento con un turn over di circa 500 ogni due settimane per almeno 5 ore di lavoro al giorno. Un'enormità di forza- lavoro gratuita.

Le mansioni dei volontari vanno dall'"indirizzamento delle persone verso le biglietterie" al "supporto al visitatore in coda in caso di bisogno". Insomma, mansioni simili a quelle di stewart e hostess alle quali si aggiungono competenze di guida turistica all'interno dei padiglioni dell'Esposizione. Non c'è dubbio che Expo starà in piedi grazie ai volontari.

Altro capitolo dell'accordo è quello relativo agli stage dalla durata di 7 mesi, e la seconda è quella relativa alla quantità di stagisti, elevata dal 10% al 60% dell'organico complessivo. In totale 195 stage. Non è chiaro di quale durata, presumibilmente semestrale. A favore di ciascun tirocinante un rimborso spese di 516 euro al mese e l'erogazione dei buoni pasto.

Arriviamo, quindi, ai posti di lavoro che non sono gli 800 previsti, bensì 640: 340 apprendisti sotto 1 30 anni e 300 contratti a tempo determinato, che riguarderanno principalmente persone iscritte alle liste di mobilità e di disoccupazione. In pratica si eleva all'80% la quota dei contratti a termine rispetto 25% normalmente previsto dal contratto collettivo.

Governo, regione e comune di Milano spingono perché il protocollo firmato ieri funga da modello per la contrattazione nazionale tra imprese e parti sociali, punto di partenza per la contrattazione a livello nazionale. A partire dal premier Enrico Letta, che ha parlato di «un’ottima intesa», definendo in questo senso l’esposizione universale «un laboratorio per il Paese». Anche il governatore lombardo Roberto Maroni elogia l'intesa «nell'interesse dei lavoratori e nel pieno rispetto dei loro diritti».

L’unica voce di dissenso, dopo la firma, arriva dal comitato NO Expo secondo cui questo accordo prevede la creazione di poco lavoro precario e un amplissimo ricorso a lavoro gratuito o quasi-gratuito: "Il modello Milano per Expo di cui parla l'assessore al Lavoro di Milano Cristina Tajani in fin dei conti si rivela nient'altro che un enorme laboratorio di precarietà da estendere a livello nazionale".

Critica sui numeri Eleonora Voltolina, direttore responsabile di 'Repubblica degli stagisti', testata on line 'portavoce' dell'universo degli stagisti, e di 'Articolo 36', che interpellata focalizza il punto sui numeri, non certo esagerati: "Trovo abbastanza esagerato - avverte - questo clamore di fronte alle assunzioni previste per Expo. Si tratta di numeri piuttosto ridotti: non è certo con 600 assunzioni che si risolvono i problemi del mercato del lavoro italiano".

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