"Lavori Forzati" per l'Expo 2015: detenuti nei cantieri



Si, lo so, è fuorviante parlare, in Italia, di "lavori forzati". In Cina si chiamano Laogai, costruiscono dighe e ponti, un costume non particolarmente simpatico ad Amnesty. Da noi, fortunatamente, è tutta un'altra musica: li chiamano lavori di reinserimento sociale. I dati parlano chiaro: fare sentire i detenuti utili, socialmente utili, aiuta a evitare che, una volta usciti dal carcere, riprendano a commettere reati.

Avevamo toccato l'argomento a suo tempo, quando la proposta di occupare i carcerati nei lavori dell'Expo 20015 scosse l'etere. A distanza di 10 mesi il protocollo d'intesa è stato firmato oggi a Palazzo Marino tra Comune e Provveditorato regionale all'amministrazione penitenziaria. Da 200 a 400 le persone che saranno impiegate nei lavori per l'Expo, coloro che sono sottoposti a misure alternative alla detenzione (il 29% di chi vive oltre alle sbarre è già occupato). Se volete farvi un'idea dei lavori che i carcerati intraprendono al di fuori del carcere vi rimando alle pagine de Il Due, il net magazine di San Vittore.

Resta da capire i luoghi di lavoro designati; ovviamente si parlava di cantieri delle grandi opere ma anche l’accoglienza di operatori e turisti. Voi che ne pensate? Giusto far lavorare i detenuti nei cantieri in vista dell’Expo 2015?

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