Milanomifamale: intervista con Giorgia Lupi e Stefano Mirti

milanomifamale

Avviso: qui c'è un piccolo conflitto di interessi, perchè nel mio piccolo al progetto ho contribuito anch'io - segnalando un luogo che Kafka avrebbe trovato eccessivamente ansiogeno, i parchetti dell'obitorio dietro all'ospedale di Niguarda - il risultato finale è fantastico, e milanomifamale è un progetto che andava approfondito parlandone con due degli architetti e docenti della Naba che l'hanno (insieme a Marina Paul) realizzato, Giorgia Lupi e Stefano Mirti. Intervista dopo il salto.

L'immagine della mappa è ingrandibile: e voi, che luoghi avreste segnalato?

milanomifamale
milanomifamale

Che cos'è il progetto Milanomifamale?

GL: Possiamo stralciare dal testo che abbiamo messo a punto con Stefano Mirti e Marina Paul (co-curatori del tutto): “milano mi fa male” e’ in primo luogo un racconto, una straordinaria e tormentatissima storia d’amore tra una citta’ e i suoi abitanti. Che la amano, la odiano, la desiderano, la sognano e lei niente: cattivissima, scellerata, affascinante e – ovviamente – discretamente malvivente."

Quindi cosa fate?
SM: Per essere un po' più chiari, Milanomifamale è una mappatura speciale della città di Milano:
il punto di partenza sono cento luoghi, insoliti, speciali, in cui Milano e' particolarmente bella e speciale
GL: Su questa prima base, che e' una sorta di guida ai luoghi inaspettati milanesi, abbiamo innestato il tema dell'"ospitalità urbana". Ovvero cento progetti per cento luoghi in cui il verbo "ospitare" è declinato nella sua accezione di accogliere, donare, mettere a proprio agio, raccontare, far conoscere...trasmettere passione.

E chi fa questi cento progetti?
SM: I cento progetti vengono pensati, prototipati e testati dagli studenti di circa venticinque scuole da tutto il mondo.
Si parte da NABA Design (ovvero del pezzo di cui mi occupo io), ci sono poi le altre scuole NABA eppoi, come ogni anno, ospiti da tutto il mondo. Da Londra, dagli Stati Uniti, Turchia, Asia...

Ma che progetti sono?
GL: Di tutti i tipi: Installazioni, performances, oggetti, allestimenti temporanei.
In prima istanza sono immaginati e rappresentati su di una mappa che sara' allegata a DDN/free in uscita per il Salone, eppoi, durante il salone del mobile, prototipati realmente nei luoghi della città.

Per avere la mappa si deve dunque aspettare DDN/free?
GL: Per il cartaceo si. Se si e' curiosi, si puo' avere una preview andando su: https://www.naba-design.net/milanomifamale/MW.html . Li si puo' anche scaricare il file ad alta definizione per avere la mappa in anteprima.

E il titolo, come ve lo siete inventato? E' strano no?
SM: E' una bellissima canzone degli Alconauti. Che saranno con noi in concerto nella festa finale di venerdi 24 nel campus NABA di via Darwin 20 (assieme ai Velvet). Qui i link alla canzone: https://www.myspace.com/alconauti

In quanti ci avete lavorato?
GL: Sostanzialmente, in quattro, io e Stefano Mirti, per NABA, Marina Paul per DDn free, con Fosca Salvi (Id-lab), che ha collaborato alla realizzazione della mappa. In realtà, il nostro è stato un ruolo da, passami il termine, "direttori d'orchestra", nel senso che volutamente le scuole, i progettisti, sono state lasciati molto liberi di immaginare qualsiasi cosa legato al tema dell'ospitalità.La forza, è secondo noi, appunto avere cento progetti completamente diversi.
SM: Giorgia al solito e' molto poetica. Quando lei scrive "direttori d'orchestra" si legge: "troubleshooters".

Giorgia, tu come ti trovi qui? Da quanto tempo ci vivi?
GL: Sono a Milano da relativamente poco, all'incirca un anno. Milano mi tira in direzioni opposte, continuamente. Inventandomi qualche parola, direi che Milano è un "enfatizzatore di sensazioni". Allo stesso tempo, cercando di guardarla dall'alto, da forestiera, è come se volesse rimanere nascosta, farsi conoscere davvero solo da chi ha tenacia. E' come se volesse di volta in volta far conoscere delle parti diverse di se, mettendosi e togliendosi delle maschere a seconda di chi la guarda. Cercando di banalizzare, è più o meno come dire che è possibile leggere e vivere Milano in 100 (numero che ci piace) modi diversi, e soprattutto a 100 livelli diversi.

Che energia senti per strada?
GL: Direi tensione. Tensione verso un non si sa cosa e un non si sa dove, che può risultare molto stimolante.

Come vorresti che cambiasse Milano, nel caso com'è ora non ti piaccia?
GL: Ci ho pensato un po'. Non vorrei che cambiasse Milano. Riprendendo appunto il discorso sulle sue varie facce, potrei descrivertela anche come una "piattaforma" disposta per sua natura a interpretazioni e "colonizzazioni" , più o meno temporanee, di vario genere. E, per qusto, non può che essere incredibilmente affascinante...

E tu Stefano?
SM: E' l'unica citta' in Italia dove sia possibile lavorare per davvero nel mondo del progetto. Da cui, essendo che di vivere all'estero ho gia' dato, me la faccio andare bene...

Come vorresti cambiasse?
SM: Volere = potere. Da cui, anziche' passare il tempo a immaginare come vorrei che cambiasse la citta', trovo piu' semplice e sensato, cambiarla fattivamente (con i progetti che facciamo in Id-lab, in NABA e cosi' via...)

La mappa scaricabile in un formato umano la trovate sul sito ufficiale.

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: