Locali storici: la Trattoria Bagutta



Spesso il giornalismo di settore conia nuove terminologie, indispensabili per aggiungere un po’ di sale a pietanze insipide: show food, caffè letterari, etc, etc. Certo entrando in posti come la trattoria Bagutta (via Bagutta 14, ) ci si rende conto di come ogni neologismo sia superfluo, perché tradurre in poche frasi la storia, la’ dove si è avvicendata, è infausto, si corre il rischio di essere riduttivi e qualunquisti. Primo perché se dovessimo citare i nomi di tutti coloro che hanno sfilato o sfilano in questo ristorante non basterebbe l’intero articolo. Secondo, perché parlare del Bagutta non può prescindere dal suo celeberrimo premio. Ma andiamo con ordine.

La Bagutta nasce come osteria (nel ’24) dove si mangiava bene e si spendeva poco. Un semplice binomio che insieme a fortunate coincidenze lo porta a diventare la tana preferita da scrittori, poeti e giovani promesse dell’arte e della letteratura, con pochi soldi da spendere e tante idee da concretizzare. Giornalisti come Orio Vergani e Paolo Monelli, scrittori come Riccardo Bachelli e artisti come Mario Vellani Marchi. E’ il “cenacolo Baguttiano” che tra un primo e un secondo discuteva di libri e letteratura. Ben presto si concretizza un’idea nata da Orio Vergani che diventa motivo di orgoglio per il locale e la famiglia Pepori, proprietari da due generazioni: il premio letterario Bagutta, istituito nel ’27, il primo premio di genere italiano.

E fa sorridere pensare che l’istituzione di un premio così prestigioso non nasce tra le mura di un circolo letterario o tra i corridoi di un’università, ma all’interno di una trattoria, quasi che vino e buon cibo siano il carburante che alimenta critica e buon gusto. Certo un premio che per molti anni si è contraddistinto per il suo carattere esclusivo, quasi aristocratico, dato che per molto tempo non ammetteva l’iscrizione (avveniva su segnalazione della giuria), non aveva regolamento e nemmeno ufficio stampa. Ora la giuria raccoglie le iscrizioni e valuta il vincitore; una tradizione che non ha mai mancato un anno. Unica eccezione il decennio fascista; dal ‘37 al ‘47 il premio viene sospeso per libera scelta di tutti: tacere per non soccombere alle imposizioni del Milculpop. A gennaio il premio baguttiano, giunto alla 82/a edizione è andato alla scrittrice Melania Mazzucco con ''La lunga attesa dell'angelo''.

E il Bagutta oltre ad una valenza letteraria, ha il pregio di averne una anche artistica. Da subito Mario Vellani Marchi, tra i fondatori del cenacolo Baguttiano - pittore e scenografo per la Scala - dipingeva sul retro di una lista le caricature dei giudici mentre istituivano il Premio. Da allora è stato un continuo avvicendarsi di ritratti: Toscanini, Coppi, Wanda Osiris, Ingrid Bergman e Abbado. Ora sono centosettanta e tappezzano molte pareti delle storiche e affascinanti salette che insieme ad affreschi fanno del ristorante una vera e propria galleria d’arte. Così tra un risotto all’ossobuco, una cotoletta alla milanese, una fiorentina o un branzino al sale, si respira l’arte e la letteratura che amorevolmente ricopre le sue pareti.

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