Recensioni: il Capoverde, ristorante vivaio erboristeria di via Leoncavallo


Mangiare e bere spendendo tra i venticinque e i trenta euro a Milano? È possibile. Trascorrere una serata in una gigantesca serra, passando prima in mezzo a vasi di fiori e piante ornamentali? Lasciandosi alle spalle piazzale Loreto all’angolo con via Lambrate c’è un locale concepito in questo modo, dove la città sembra più lontana mentre possiamo bere un aperitivo in mezzo al verde. Oggi siamo al “Capoverde”, via Leoncavallo 16, 20131 Milano, 02 26820460.

Dieci anni fa Giacomo e i suoi soci passando per caso per via Leoncavallo trovano un’annuncio di messa in vendita; basta poco per scoprire un angolo segreto e abbandonato di Milano di cui innamorarsi immediatamente. Nel marzo del 1999 apre il negozio di fiori e l’erboristeria seguirà appena prima dell’estate – due attività del socio fondatore che realizza così il sogno di portare un vivaio nella grande città, a pochi chilometri da corso Buenos Aires. In quei mesi l’intuizione del ristorante grazie alle idee di persone fuori dagli schemi che hanno saputo scommettere con Giacomo su questo gruppo di edifici industriali dismessi. Ma facciamoci raccontare la storia del locale direttamente. L’intervista inizia dopo il salto.

Come vi siete inventati un ristorante/vivaio/erboristeria?
Quando abbiamo aperto in effetti siamo stati forse tra i primi ad avere un locale che riunisse più attività commerciali così diverse in un unico luogo. Pensa che dieci anni fa questa era un’area praticamente abbandonata, una concessionaria sul fronte strada e un’officina qui dove adesso c’è il ristorante. Noi abbiamo recuperato tutti gli ambienti e in quello più grande abbiamo rimontato una serra proveniente da Villa Mellerio "Il Gernetto" di Lesmo, frazione Gerno; è stata utilizzata anche da Libereso Guglielmi, famoso botanico ligure (citato in alcuni romanzi di Calvino), che curiosamente ha anche scritto libri sull'uso delle erbe selvatiche in cucina e l'alimentazione naturale; come vedi, inconsapevolmente, la struttura aveva già una vocazione per la ristorazione…

Quali sono i vostri punti di forza?
La nostra è una cucina naturale dove il vegetariano si sente a suo agio ma dove può tranquillamente venire chiunque, abbiamo buoni piatti di carne come di verdure. Negli anni siamo diventati famosi per i nostri fiori di zucca che serviamo ripieni di caprino, un antipasto semplice e gustoso che ha colpito il pubblico. In effetti dal punto di vista culinario è diventato un po’ il nostro simbolo tant’è che c’è anche una pizza ai fiori di zucca che si chiama Capoverde. Poi Mimmo Todisco, il nostro pizzaiolo storico, ha fatto sì che acquisissimo un’eccellenza anche come pizzeria.

Un ristorante-pizzeria che la sera come si organizza?
A cena siamo aperti dalle 18:00 all’una di notte, fino alle due durante il fine settimana quando consigliamo di prenotare per non avere sorprese. Soprattutto chi ci conosce sa che al Capoverde le compagnie hanno tutti i tavoli di cui hanno bisogno: ospitiamo infatti pizzate, piccole feste, cene conviviali senza problemi. Di conseguenza arrivano gruppi anche di venti persone alla volta e noi possiamo accogliere fino a 180 persone. Se si viene in due è preferibile farlo durante la settimana: il locale è più tranquillo e si apprezza maggiormente l'atmosfera "magica" del locale.

Siete aperti anche a pranzo?
Certo, abbiamo un menù a buffet a prezzo fisso a 10€ compresa l'acqua. La serra è talmente grande con le sue quattro sale che a pranzo – siamo aperti dalle 12:30 alle 14:30 – non è mai affollato; si può mangiare senza stress, anche alla carta, dal menù della sera. Abbiamo fatto poi una scelta: essere vicini a chi soffre di intolleranze alimentari, tanto che siamo stati inseriti nel progetto Alimentazione Fuori Casa dell’AIC. Facciamo anche pizze ad hoc senza glutine per questo motivo e se noti addirittura il nostro aperitivo è pensato perché possa essere mangiato da tutti.

Come descrivereste il vostro aperitivo?
È come farlo sul proprio terrazzo, in un ambiente curato dove sorseggiare un bicchiere anche con dieci amici se si vuole, come vedi di spazio ce n’è finche vuoi, insolito per Milano, no? Con 9€ puoi prendere un aperitivo con calma, mangiando un tagliere, qui all’aperto con un discreto sottofondo musicale. Tra le 18:30 e le 21:00 stiamo anche lanciando quella che abbiamo chiamato “Ambasciata enogastronomica”: degustazioni di prodotti tipici (vini, formaggi, salumi) provenienti da regioni italiane che di volta in volta cambiamo.

Un ricordo divertente?
I primi mesi ci telefonavano spesso chiedendoci informazioni circa le vaccinazioni e i visti necessari per partire alla volta di Capo Verde, l’arcipelago. Ci scambiavano per l’ambasciata di quel paese… Invece appena dopo l’apertura i vigili ci fecero storie perché avevamo ridipinto tutte le facciate di rosso, però la questione si risolse subito. Ancora, le persone che abitavano nei palazzi qui intorno ci sorpresero; avevano notato il vivaio e ci invitavano anzi a mettere ancora più piante perché a loro faceva piacere vedere del verde aprendo la propria finestra.

Capoverde è davvero simile alle isole di cui parla Giacomo. Un locale dove fermarsi a fare provvista di serenità per trascorrere in pace una cena o l’aperitivo prima di rituffarsi nelle strade della metropoli.

Al Capoverde

Capoverde
Al Capoverde
Il vivaio
Una delle sale
L'ambasciata enogastronomica
Il bancone

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