Lombardia: approvata la legge che combatte il gioco d'azzardo

Obbligo di formazione per i gestori e distanze minime tra le slot e scuole, chiese e 'compro oro'. La legge, approvata all'unanimità al Pirellone, lancia anche un piano di prevenzione delle ludopatie

Quella delle macchinette per il videopoker e slot machine virtuali è un’emergenza sociale. Nei Sert c’erano in cura 92 persone nel 2009, oggi sono quasi 300. La verità è sotto gli occhi di tutti: si parla apertamente di ludopatia, di famiglie rovinate ecc. Per questo le regole che la regione ha approvato all'unanimità sono un piccolo passo, se non risolutivo, comunque importante.

Si tratta di una legge già annunciata contro il gioco d'azzardo patologico che introduce, tra l'altro, restrizioni sulle distanze delle sale gioco da scuole, chiese, luoghi d'aggregazione e anche dai 'compro oro', oltre che controlli rigorosi in materia di sicurezza. Tra i provvedimenti anche tasse aumentate ai negozianti che mantengono le macchinette, un sistema di agevolazioni e aggravi dell’aliquota Irap che premia gli esercenti che disinstallano le apparecchiature per il gioco e penalizza gli esercizi in cui sono installate le slot.

Tra le iniziative rese obbligatorie un corso di formazione obbligatorio per esercenti e operatori di polizia locale per conoscere i rischi del gioco d’azzardo, un numero verde di assistenza e il marchio di responsabilità che potranno esporre i titolari dei bar che rinunciano alle macchinette. Soddisfatto anche il presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo:

un segnale importante perché il Consiglio regionale della Lombardia è tra i primi a porre una prima regolamentazione a una vera e propria piaga sociale che mette in difficoltà molte famiglie lombarde.

Dicevamo una serie di norme non risolutive, orientate più che altro all'informazione. Su questo punto si era già espresso, tempo fa, il governatore Maroni: “Il nostro obiettivo è combattere il vizio del gioco e non il gioco d’azzardo in sé, che come è noto è legale e regolato dalla legge. Per evitare ricorsi, interverremo dove possiamo, dando più poteri ai comuni”.

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