Quarto Oggiaro: rischio di guerra tra clan

L'omicidio di Tatone può far partire le rappresaglie. Ma la caccia al colpevole è ancora in alto mare.

L'omicidio di Emanuele Tatone ha riportato i riflettori su Quarto Oggiaro e sulla criminalità organizzata che lì imperversa. E la cosa non può per nulla far piacere ai vari clan della zona, che rischiano di trovarsi di nuovo con le volanti della polizia sotto casa, come in quel blitz del 2009 che assestò un colpo durissimo alla criminalità milanese e in cui finì il galera anche Nicola Tatone, fratello maggiore dell'uomo assassinato ieri.

Il bar di via Sabatino Lopez è il luogo dove adesso amici e conoscenti vanno a rendere condoglianze ai sopravvissuti della famiglia: l'ottantunenne Rosa, i figli Mario e Pasquale. Nicola è vivo, ma deve scontare altri 20 anni di carcere, mentre Adelina è morta qualche anno fa in carcere. La polizia cerca collaborazione tra il bar e le casi popolari di via Lopez al civico 8, ma senza trovare nessuna sponda.

Una situazione che fa temere che il clan dei Tatone si stia organizzando per vendicarsi da solo. Ma dove cercare il colpevole ancora non si sa; quello che si sa è solo che Emanuele e il suo amico e tuttofare Simone erano in giro per Vialba dalle 11; verso le 12.30 lasciano le chiavi in macchina, i finestrini abbassati e scendono. A questo punto chi li ha teso la trappola li raggiunge e spara. Ma chi è stato?

A dare una mano nelle "indagini" sono gli amici di Raffaele Tatone (figlio di Mario), di Roberto Forgione, di Oliver Belotti e tutta quella leva messa dentro nel maxi blitz del 2009. Perché da allora la mappa della criminalità di Quarto non è poi così cambiata e a spartirsela sono ancora i Tatone (via Lopez, via Pascarella) e i Carvelli (via Capuana, via Traversi). Anche i Carvelli non se la passano bene: Mario è dentro per 25 anni, Angelo è all'ergastolo.

Senza dimenticare gli uomini di Pepé Flachi, legato alla 'Ndrangheta ma oggi ai domiciliari, che ancora comandano tra Bruzzano e la Comasina, dove viveva Paolo Simone, la seconda vittima dell'agguato. Bisogna aggiungere anche il padrino ergastolano Biagio Crisafulli e chi a lui è legato, come Francesco Castriotta, latitante dal 2009. E anche Carmine Di Nocera e Giordano Filisetti e Gerardo Gadaleta. Da quel che si dice molti non andavano d'accordo con i Tatone e i loro modi e si erano messi in concorrenza. Ma è questa la pista giusta da seguire? Quando si parla di tossicodipendenti, capire come siano andate le cose è sempre più difficile.

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