Italia Nostra abbandona il Parco delle Cave. L'intervista al presidente della sezione di Milano: "C'è troppa politica nel parco"


Di pochi giorni fa la notizia che Italia Nostra (Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione) abbandona la gestione il Parco delle Cave: "Ignorati i nostri progetti". Una decisione che il Comune ha bollato come "incomprensibile". Abbiamo voluto parlarne con Luca Carra, presidente della Sezione di Milano di Italia Nostra, per spiegarci le ragioni di un gesto che ha spiazzato molti.

Da parte dell'Assessore al verde Cadeo nessuna concessione: "indietro non si torna". Diversi esponenti sollecitano invece l’assessore a rivedere le proprie posizioni, tra cui il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, abituale frequentatore dell’area: "Sul Parco delle Cave abbiamo giocato da 12 anni una scommessa: riqualificare un luogo degradato e farlo diventare un’eccellenza. Ci siamo riusciti grazie all’impegno di Comune e associazioni, tra le quali Italia Nostra ha avuto un ruolo fondamentale. Non si può essere contenti della disdetta, mi auguro che Cadeo possa ripensarci. Sono mesi che i progetti sono bloccati e non si capisce perché". Dopo il salto, la nostra intervista.

Cadeo, assessore al decoro urbano, ha bollato la vostra decisione come politica. Cosa rispondete?
Declino categoricamente. Nessun motivo politico. L'unica nostra unica politica è portare avanti un progetto di gestione coerente con le nostre finalità.

Allora qual è stato il motivo scatenante?
Per due motivi. Il primo è che la progettualità del parco è ferma e non si capisce perchè. Tutto affluisce al Comune e rimane lì. Il secondo motivo è poi strettamente collegato al primo. La nuova organizzazione del parco è fallimentare; c'è una sorta di assemblearismo tale per il quale tutte le associazioni coinvolte nella gestione hanno un potere totale di veto sulle decisioni, da quelle più banali a quelle più importanti. Una scelta del Comune, generosa, ma errata. Si mettono sullo stesso piano i pescatori, gli arcieri e i progettisti del parco, cioè Italia Nostra, che storicamente lo segue (dal 1997) con una funzione di progettualità.

Immagino che sia complicato...
La cosa ha trasformato la gestione del parco in un condominio dove ognuno avanza la sue, pur legittime, istanze. Un modus operandi che ha rallentato le decisioni importanti, un'agenda la cui priorità non è più la una gestione di un parco che necessità di grandi trasformazioni e pianificazioni, ma uno stillicidio di richieste delle singole associazioni.

La spaccatura nasce dunque da esigenze diverse?
Siamo stati accusati di non ascoltare le altre associazioni con cui abbiamo lavorato in passato. Sicuramente ci sono state delle incomprensioni, ma mai degli scontri. Abbiamo sempre lavorato con tutte le associazioni che lavorano nel parco delle Cave. A nostro parere è successo qualcosa per cui le associazioni si sono sentite titolate ad avanzare richieste per cambiare la tipologia del parco. Da parte nostra abbiamo avuto chiari gli obbiettivi.

Quali sono?
Vogliamo portare avanti un progetto ampio, un parco con una forte componente naturalistica. All'interno del parco c'è un'area umida, oppure lasciamo la legna a marcire per creare biodiversità. E' una scommessa difficile, ma la gente apprezza i nostri sforzi. Mi rendo conto che alcuni vorrebbero più servizi: panchine, tettoie, etc. Richieste legittime, ma che devono essere ben ponderate. Bisogna combinare usi urbani con usi non urbani, ci sono equilibri da rispettare. Se però tutti si sentono titolati a chiedere e ottenere tutto si crea una situazione di grande conflittualità.

Qual'è stata la goccia?
E' stata una doccia. Ti racconto un episodio. Hanno deciso di fare questo tavolo inter-associativo, problematico per le ragioni di cui sopra. All’interno del tavolo sono state stilate delle linee guida, fatte dalle singole associazioni che facevano le loro osservazioni. In quel frangente abbiamo scoperto che il nostro lavoro non era stato apprezzato. Secondo alcuni, da quando Italia Nostra è entrata nel progetto, il parco ha perso una parte della sua funzione pubblica. Non l'abbiamo presa bene. Da qui la nostra delibera all’unanimità dell’uscita dal parco.

La questione è ancora aperta. Qualcuno invita il Comune di Milano a ripensarci...
L’unica possibilità di rientro sarebbe ricominciare da capo, chiudere questa fase e ricominciare senza ostilità e attriti, governando con gli altri, ma senza ambiguità. Spero che cambi idea, che si renda conto di quale sia il problema. Bisogna liberare il parco dalla politica, lavorando serenamente. Da parte nostra ci sono tutte le aperture possibili. Noi siamo molto affezionati a questo parco. Abbiamo un forte senso di responsabilità. Anche in questo periodo di preavviso, di sei mesi, lavoreremo bene fino alla fine.

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