Lombardia: 1 giovane su 3 torna a vivere in famiglia

Solo 1 su 3 “resiste” a vivere da solo dopo essere uscito di casa per motivi di studio o lavoro.

Come declina Ivan, poeta di strada: “Il Futuro non è più quello di una volta”. Ma è poi vero che i 30 enni milanesi vivano in un perpetuo limbo del “doman non c’è certezza“? Tacciati come bamboccioni, choosy e “generazione perduta”, i trentenni pagano un conto salato. Sopratutto quelli che non ce la fanno. Bamboccioni di ritorno, quelli costretti a tornare dalla mamma, a riappropriarsi del nido familiare per necessità.

Secondo il Rapporto Giovani realizzato dall’istituto Toniolo sui giovani italiani fra i 18 e i 29 anni e presentato giovedì dalla Camera di commercio di Monza, circa il 75 per cento dei giovani lombardi che ha abbandonato il nido familiare per motivi di lavoro o di studio è costretto a tornare sui suoi passi.

La mancanza di lavoro e la mancanza di un welfare efficace non lasciano alternativa e così, per i «millenials», vale a dire per tutti coloro che hanno compiuto la maggiore età nel nuovo millennio, la famiglia è l'unico ammortizzatore sociale. "Soltanto offrendo maggiore stabilità nel lavoro dei giovani e possibile renderli più liberi – spiega Carlo Valli, presidente della Camera di commercio -. Liberi di progettare il proprio futuro, liberi di farsi una famiglia e liberi di diventare cittadini maturi".

I dati elaborati dallo studio hanno messo in evidenza che i ragazzi lombardi lasciano la famiglia più per sentirsi indipendenti, meno per motivi di studio, e quasi il 50 per cento è disposto a trasferirsi all’estero per migliorare la propria posizione professionale e il reddito (solo il 18,9 per cento si dichiara pienamente soddisfatto della busta paga). In Europa? Ci sono più ammortizzatori sociali che ammorbidiscono molto le cadute di percorso.

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