Expo: 23 aziende escluse in odore di mafia

Infiltrazioni mafiose negli appalti Expo bloccate sul nascere. Lo dichiara Pansa, capo della Polizia. Ma saranno davvero efficaci i controlli?


Mafia e grandi appalti. Il rischio di infiltrazioni mafiose per Expo 2015 era alto. Tutti lo hanno sempre saputo: Expo rappresenta per le mafie il miele per le api, un bacino immenso di soldi da riciclare attraverso società edili controllate indirettamente da mafia e ndrangheta che a Milano ha un feudo da non sottovalutare.

Se qualcuno aveva dubbi sulla pericolosità di infiltrazioni mafiose nei cantieri legati a Expo 2015 dovrà ricredersi: i tentativi ci sono stati. «Fino a oggi sono stati emessi 23 provvedimenti d’interdizione a società interessate alle opere dell’Expo e ad altre 7 è stata negata l’iscrizione alla white list della prefettura». Lo ha dichiarato il capo della polizia Alessandro Pansa.

Le white list, istituite dallo scorso anno, sono elenchi di imprese pulite, mafia free, alle quali è permesso operare negli appalti pubblici. I numeri riguardano tutti i lavori Expo: quelli per costruire il sito, ma anche quelli per le infrastrutture collegate. Anche per Brebemi, la Tangenziale Est Esterna, la metropolitana 5 (ora la linea 4), la Pedemontana e le altre strade.

Parrebbe tutto a posto. Nient'affatto. In molti accusano che le procedure di controllo preventivo sono troppo lente. Già tempo fa il sindaco Pisapia aveva espresso preoccupazione proprio per queste lungaggini. Un’accusa che, oggi, viene rilanciata dai sindacati: «A fine ottobre solo il 36 per cento delle richieste di iscrizioni nelle white list risultava evaso — dice Antonio Lareno della Cgil.

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