Lombardia, al via la riforma delle Aler

All'insegna di un forte ridimensionamento la riforma delle Aler in Lombardia: le agenzie passano da 13 a 5, tagliate oltre ottanta poltrone

La riforma dell'Aler cambierà totalmente volto all'azienda che si occupa delle case popolari in Lombardia.
Una cura dimagrante che punta a rendere più funzionale la struttura, portando il numero di aziende da 13 a 5 ed eliminando ben 86 poltrone, al fine di diminuire la burocrazia e rendere più snelle le varie procedure a cui si sottopongono i cittadini. Tutto questo porterà anche a risparmiare circa 5 milioni di euro.

Ben delineato lo schema delle aziende che opereranno sul territorio: una per Milano e il suo hinterland, un'altra per Varese, Como, Busto Arsizio e Monza, poi quella per Bergamo, Lecco e Sondrio, una per Brescia, Cremona e Mantova e l'ultima per Lodi e Pavia.

Queste le parole di Onorio Rosati, consigliere regionale del Partito Democratico che non risparmia critiche alla riforma voluta dalla regione:

Qui abbiamo un problema di centinaia di milioni di euro che servono per dare una risposta alle 55mila famiglie che sono in attesa di avere un alloggio popolare e che vedono sistematicamente negate un loro diritto. I problemi abitativi in Lombardia sono soprattutto legati alla mancanza di risorse: in consiglio si è preferito risparmiare fondendo le diverse Aler, ma in realtà il risparmio sarà solo marginale.

In effetti, non è stato evidenziato che il buco colossale di Aler Milano non è determinato, come viene spesso detto, dal tasso di morosità degli inquilini o dalle occupazioni abusive, ma soprattutto dai cattivi investimenti nelle società partecipate di Aler.

La maggioranza in consiglio regionale parla invece della necessità di una gestione efficiente delle risorse a disposizione delle aziende delle case popolari per avere dei servizi sempre più attenti al cittadino: per arrivare a questo occorre economizzare, azzerando i consigli di amministrazione e semplificando la burocrazia.

Sono 120mila gli alloggi regionali che in futuro verranno gestiti dalle cinque agenzie lombarde: la legge, oltre che dal centrodestra, è stata votata anche dal Partito Democratico e dal Patto Civico.

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