Le moschee di Milano: 11 associazione islamiche nell'albo delle religioni

Due esclusioni eccellenti dall'elenco dei luoghi di preghiera musulmani.

L'albo delle associazioni religiose riconosciute dal Comune di Milano è stato pubblicato ieri senza fare troppo clamore, ma al suo interno - e soprattutto per quanto riguarda i luoghi di preghiera islamici - qualche notizia interessante c'è, eccome. Per esempio il fatto che non sia stata inclusa la Associazione Islamica Fajr (meglio nota come Moschea di via Quaranta), che qualche tempo fa era stata al centro delle polemiche per aver avviato al suo interno una sorta di scuola clandestina.

Non è stato riconosciuto nemmeno il primo centro musulmano della città, la moschea Al Rahman di Segrate. Dei tanti centri sorti a Milano e hinterland l'unico che si può a rigore chiamare moschea. Per due centri che sono stati esclusi, ce ne sono altri 11 che sono entrati a far parte dell'albo delle religioni: la Coreis di via Meda, l'Associazione Islamica di via Padova 366, Istituto culturale di viale Jenner, Dar El Corano di via Stadera, Associazione Bangia di viale Marche, Bangladesh association di via Ferrante Aporti, Al Nur di via Carissimi, la Casa della Cultura Islamica di via Baroni, la Comunità Milli Gorus di via Maderna, la Casa della Cultura Musulmana di via Padova 144, l'Associazione del Sufi (riconosciuta ma ancora senza sede).

Ma in concreto, adesso, che cosa cambia? L'elenco, che comprende anche istituti religiosi evangelici, buddisti, induisti, copti e ortodossi è stato pensato per dare un riconoscimento alle comunità che professano un culto diverso da quello cattolico e per avviare una regolarizzazione di quelle che al momento sono delle moschee di fatto. All'atto pratico, però, cambia poco o nulla.

E infatti c'è anche un po' di delusione, come fa capire Asfa Mahmoud della Casa della Cultura di via Padova (che ha ricevuto anche l'Ambrogino d'Oro nel 2009): "Si parla molto, ma di concreto non si vede nulla. Per mancanza di spazi facciamo la preghiera a turni da vent'anni, affittiamo palestre. Abbiamo sempre dimostrato un pieno rispetto delle regole e delle richieste, ma dall'altra parte non vediamo la giusta attenzione per la necessità e l'urgenza di avere un luogo di culto adeguato e dignitoso", ha detto al Corriere Milano.

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