Milano, non si ferma la corsa al car sharing

Milano capitale del car sharing: in arrivo Twist con le sua Volskwagen Up!: da aprile le prime cento vetture sulle strade a disposizione di tutti

Continua a Milano la corsa al car sharing: fino all'estate del 2013 il servizio di auto condivise era gestito da un duopolio, Atm e Trenord, che si spartivano i pochissimi clienti. Poi è arrivata la liberalizzazione del servizio: il successo, manco a dirlo, è stato immediato.

Ricapitolando: abbiamo Atm con le sue Guidami, Trenord con Evai, la Daimler con le Smart di Car2go, Eni e Trenitalia con le Fiat 500 di Enjoy e le auto elettriche a due posti prelevabili nelle isole digitali. La vera rivoluzione è arrivata però solo con il prepotente ingresso delle Smart e delle 500: pago un tot, le parcheggio dove voglio, entro in Area C e le trovo ovunque.

Proprio questo ha fatto impazzire i milanesi: il Comune ha riformato le regole e cancellato i vincoli che ostacolavano la diffusione del servizio. La rivoluzione, in breve: noleggio 24 ore su 24 in 120 chilometri quadrati di città (il confine sarà presto rivisto in alcune limitate zone problematiche di estrema periferia), prenotazione online, app per gli smartphone, spesa al minuto, posteggio gratuito sulle strisce gialle e blu, ingresso libero in Area C. Ovviamente il successo è stato immediato: oltre 70mila milanesi si sono iscritti per condividere le circa 1200 auto già a disposizione.

Ed ecco che il mercato non si ferma: ad aprile è pronta a sbarcare a Milano la società Twist che, da subito, metterà sulle strade cittadine un primo lotto di cento Volkswagen Up! a cambio automatico. Il servizio verrà confermato dal Comune mercoledì: il costo dovrebbe essere di 27 centesimi al minuto, a metà strada tra Car2go (29 cent) e Enjoy (25 cent). Prevista un'iscrizione un tantum di 15 euro, con le tessere modello Smart da ritirare presso i negozi Frigerio Viaggi. In seguito, il numero delle Up! dovrebbe salire a 500 e sono previste anche vetture elettriche.

Ma non finisce qui: in arrivo anche Bmw. Entro qualche mese ci saranno in giro altre 600 Mini Cooper: i costi dovrebbero essere superiori agli altri (si parla di circa 30 centesimi al minuto) e questo, a nostro avviso, porta a una discrepanza nella concorrenza. Inutile dire che la qualità dei mezzi è migliori (non c'è dubbio su questo): non serve però avere un'auto "di rappresentanza" come è la Mini per andare in giro in città, soprattutto nelle ore di punta.

In tutto questo il Comune guadagnerà circa 3 milioni di euro all'anno, circa 1100 euro a veicolo. Milano si candida così ad essere una delle capitali europee del car sharing, superando per numero di servizi Berlino e Parigi, dove però la mobilità è nettamente differente dalla nostra.

L'enorme offerta, con oltre 2500 auto condivise in città, potrebbe portare molti milanesi ad abbandonare la seconda o terza auto di famiglia. Un risparmio notevole, sempre che l'auto condivisa venga adoperata con giudizio: la comodità si paga. In media, un viaggio di mezzora costa tra gli otto e i dieci euro. Occorre valutare bene il suo uso.

Insomma, una vera e propria rivoluzione per la mentalità dei cittadini milanesi: sono tante le persone che un'auto non ce l'hanno, vuoi per i costi di manutenzione, delle assicurazioni, della benzina. In questo modo si permette a tutti di muoversi senza troppi pensieri. Pensiamo che il servizio di car sharing, per come è concepito in una città come la nostra, possa essere una valida alternativa anche all'uso dei mezzi pubblici che, soprattutto durante le ore serali o notturne, si fanno decisamente desiderare.

La vera rivoluzione però arriverà solo quando ci saranno le auto elettriche in circolazione: finché entreranno solo auto a benzina o turbodiesel il servizio appare, per così dire, monco. Meno auto private in giro non significa necessariamente meno inquinamento: il car sharing non è ecologico da questo punto di vista. Lo sarà, in maniera definitiva, solo quando le infrastrutture e la tecnologia dei motori permetteranno una capillare diffusione di auto elettriche o ibride.
Chissà, magari dopo Expo...

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