Milano, stop al progetto del campus Bocconi

I tecnici di Palazzo Marino sospendono il progetto da 100 milioni di euro nell'ex area della Centrale del Latte

campus bocconi

Il Comune di Milano, con un atto formale, ha bloccato il progetto del grande campus universitario della Bocconi che dovrebbe nascere nell'ex area della Centrale del Latte, abbandonata da oltre 30 anni.
La commissione competente ha infatti espresso un "parere sospensivo" sull'intera opera che, tra le altre cose, prevede la costruzione di un torre residenziale di 15 piani, un'area sportiva d'eccellenza oltre alla sede della Business School dell'Ateneo.

Secondo i tecnici, i progetti presentati non sono sufficientemente chiari e approfonditi: in particolare, l'intervento previsto avrebbe l'intenzione di trasformare totalmente l'area, creando una sorta di enclave all'interno della zona circostante, rispetto alla quale apparirebbe del tutto distaccata e non realizzata tenendo conto della necessaria integrazione urbana.

La settimana prossima i vertici istituzionali e della Bocconi si incontreranno per cercare di superare lo stallo che si è creato. Entrambe le parti hanno la volontà di realizzare il progetto per riqualificare un'area lasciata al totale degrado, eccezion fatta per la parte occupata dall'ente Pane Quotidiano.

Oggi nell'area, grande 35mila metri quadri, sono in corso le bonifiche necessarie dopo lo smantellamento degli stabilimenti della Centrale del Latte. La Bocconi è proprietaria dell'area dal 2006 dopo averla acquistata dalla Granarolo che, a sua volta, aveva assorbito il marchio e la produzione della Centrale, per poi spostare il tutto, nel 2007, a Pasturo di Vernate.

Già qualche tempo fa, i comitati dei cittadini di Zona 5 avevano bocciato il progetto del campus perché, con la chiusura dei Via Sarfatti, si creerebbe un'inaccettabile congestione del traffico in tutta la zona. La Bocconi si difende dicendo che il progetto è stato approvato anche con la partecipazione dei cittadini della zona e che il tutto verrà realizzato.
Quando non è dato saperlo.

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