Viaggio negli ippodromi milanesi: foto e reportage

ippodromi milano

In tempi di scommesse online e di punti Snai/Match Point proliferanti (+ 15 % rispetto al 2008) per la città come fossero piccole papule rosee in un corpo martoriato dalla varicella, gli ippodromi stanno diventando i nuovi cinema a luci rosse: ambienti in cui è relegata un'umanità in via d'estinzione. Le prime a scomparire sono state le donne, ora presenti solo dietro le casse o al bar, a dispensare i principali vizi ammessi nel tempio delle corse equine: scommesse, bacco e tabacco.

In verità tra galoppo e trotto emergono differenze strabilianti. All'ippodromo del trotto (quello immediatamente prospiciente allo stadio) l'impressione è di trovarsi in un film di Ciprì e Maresco prima della comparsa del colore, diciamo in un Cinico Tv senza l'accento palermitano degli astanti. Al galoppo invece, ma solo nelle domeniche soleggiate, cambia tutto: famiglie, bambini, coppiette di fidanzati sono (quasi) all'ordine del giorno.

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Le scommesse ippiche restano un'attività per anziani, vien da pensare osservando il target e i volti dei frequentatori i cui solchi nel viso sembrano scavati dal calpestio dei cavalli, come un campo di gara che non viene ri-appiattito dopo la corsa dai trattori con gli appositi erpici. Le statistiche dell'U.N.I.R.E. tristemente lo confermano. Diminuiscono gli appassionati dell'ippica e manca il ricambio generazionale. Avviene esattamente quel che sta succedendo alle associazioni di cacciatori delle quali l'età media degli associati supera i 70 anni.

Anche all'ippodromo hanno capito che rischiano di far la fine dei Panda secondo le previsioni del WWF e stanno da un pezzo tentando il colpaccio: attrarre i giovani con marketing mirato. Musica e aperitivi. Nel sito degli ippodromi di Milano c'è un po' di tutto; la sezione “Non solo corse” annuncia eventi chic e lounge music, anche se è assodato che quelli che vanno a bere mojiti e caipiroske non ritornano durante le corse. Dunque queste iniziative si dotano di vita propria e c'è chi va all'ippodromo senza aver mai visto una corsa di cavalli.

Bazzicando per gli ambienti e origliando i discorsi degli avventori, ci si rende conto di come sia facile trovare nell'uomo terreno fertile per la crescita del vizio del gioco, di come in noi ci sia un'innata predisposizione a far germogliare questa malerba che una volta cresciuta diventa difficile da estirpare. Ma in fondo perché farlo? Ci sono molti settantenni che ancora sperano nella Tris che cambierà la vita, come se ci fosse un'altra vita possibile, l'illusione è il loro motore e l'ippodromo è il loro unico centro d'aggregazione. Eppure sono decenni che consumano il linoleum nero di quelle che sembrano enormi sale d'attesa sovrastate da monitor con gare e quote e che siedono su panche sempre più disabitate.

Come dicevo in origine, l'ippodromo del trotto e del galoppo sono due ambienti distinti e diversissimi. Non solo come tipologia di corse ma anche come frequentatori. Il primo è, mi si passi il termine, più malfamato ed è quello a rischio chiusura. Snai, l'attuale proprietario, vorrebbe vendere tutto e costruire delle abitazioni e un parco, ma le difficoltà sorgono nel momento che il piano regolatore non lo consente. Così i cavalli continuano a correre, ignorando la loro sorte. Ormai è impossibile vedere le gradinate gremite (6.000 posti). Quella era un'altra epoca ancora vivida nella memoria di alcuni.


Mi ricordo quando gli ippodromi erano pieni zeppi di persone, gomito a gomito, culo a culo, che sudavano, gridavano, si accalcavano verso i bar affollati. Bei tempi. Passavi una bella giornata, trovavi una donna al bar e la sera te la portavi a casa a bere e ridere. Pensavamo che quei giorni (e quelle notti) non sarebbero mai finiti. Perché dovevano finire? Partite a dadi nei parcheggi. Scazzottate. Bravate e gloria. Elettricità. Diavolo, la vita era bella, la vita era divertente.

Il trotto, nell'ambito delle specialità ippiche, è quello con il carrettino a seguito del cavallo, il cosiddetto sulky su cui siede il driver. Si va più lenti, è meno spettacolare e la partenza è stranissima; ci si guadagna la “pole position” in un apposito circuito interno. E' la disciplina in cui gareggiava uno dei cavalli più conosciuti di tutti i tempi: Varenne, il più ricco (e ora pensionato) ungulato del mondo. La pista è lunga un chilometro e su fondo sabbioso. Le corse sono di 1.600 metri, raramente 2.100. Nel galoppo, invece, il fantino monta il cavallo. La lunghezza del percorso delle corse in piano varia da 800 a 4000 metri.

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L'importo delle vincite viene stabilito in tempo reale in base alle scommesse degli altri giocatori. Quindi non c'è un banco interessato che le cose vadano in un certo modo, come potenzialmente potrebbe avvenire per altri giochi d'azzardo. Le giocate possibili sono su Vincente, Accoppiata (il primo ed il secondo), Piazzato (basta che il cavallo su cui si è puntato arrivi primo, secondo o terzo nelle gare con più di otto cavalli, primo o secondo nelle corse con meno di otto) e la famigerata Trio (i primi tre nell'ordine esatto o, se si vuole, a girare).

L’ippodromo era un altro spreco di vita e di sforzi umani. La gente andava agli sportelli e scambiava i suoi soldi con pezzetti di carta numerati. Quasi tutti i numeri erano sbagliati.

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Ora la gente è più civile e non dissemina il pavimento con gli scontrini delle giocate, non c'è tifo per l'uno o per l'altro, non si va a seguire le prestazioni del proprio purosangue preferito o del suo fantino (a meno che non si possieda un cavallo o una sua quota); il fine è la scommessa e quel che conta è la quota del vincitore, del piazzato, della tris, il risultato, i soldi vinti o persi. Non ci sono beniamini da seguire per il frequentatore tipo delle corse dei cavalli. Spesso e volentieri si scommette su corse che si tengono a Ferrara o al Kempton Park di Londra con la stessa disinvoltura di quelle di Milano; si segue tutto attraverso gli schermi e c'è più gente con gli occhi rivolti ad un monitor che al circuito di gara.
So che non è sempre così, ma in genere nell'ippica si tifa solo per il proprio portafogli.

Al trotto si entra gratis, al galoppo si paga; al trotto fanno anche corse al mattino - come le famose proiezioni dei cinema hard.
Se chi lavora è dannato, chi non lavora è perduto.

Le citazioni sono di Bukowski.

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