Steve Mccurry, Sud Est: la grande mostra a Palazzo della Ragione



Steve McCurry è l'autore di questa straordinaria mostra, che mette in luce non solo il coraggio, ma il grande talento di un fotografo dotato di una profonda sensibilità, le cui sue foto sono sguardi sul mondo, curiosi, evocativi, indimenticabili. Riconoscerete senz'altro gli occhi verdi di Sharbat Gula, la giovane afghana rifugiata nel Pakistan nel 1984, diventata un’icona della fotografia contemporanea.

La carriera del reporter americano comincia con il conflitto Afgano, camuffato sotto abiti locali, attraversa il confine Pakistano per entrare nel territorio controllato dai ribelli, prima dell’invasione russa. Era l’inizio di un lungo viaggio che lo ha portato in giro per il mondo e che viene documentato a Palazzo della Ragione (Piazza dei Mercanti, tel. 02.43353522, fino al 31 gennaio, con oltre duecento immagini, scattate tra il 1980 e il 2009.

mccurry a palazzo della ragione
mccurry a palazzo della ragione
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Gli ingrandimenti, appoggiati su teli trasparenti, sono sospesi da terra e illuminati da faretti che ne esaltano cromie e inquadrature; le foto, finestre affacciate su i visitatori, sono disposte in modo che ci si possa girare intorno, così da partecipare ancora più emotivamente al racconto che da esse si snoda. Suddivisa in sei sezioni, l’esposizione inizia con i "ritratti". Volti che parlano di vite di persone spesso incontrate dal fotografo per strada: "Osservare un viso è come guardare dentro un pozzo: sul fondo si compone un riflesso, ed è l’anima che si lascia intravvedere", spiega McCurry.

Dal "Silenzio", protagonista dell’omonima sezione, si passa alla "guerra", immagini forti ed evocative. Ci si riprende dallo shock per incontrare la "gioia": madre e figlio cambogiani dormono abbracciati su un’amaca; un gruppo di donne nepalesi si lavano danzando in una fontana. La sezione "infanzia" propone i volti di bambini dall’Afghanistan al Perù: occhi interrogativi, impauriti, o in lacrime. Occhi curiosi. Qualcuno imbraccia un fucile, altri si puntano la pistola alla tempia: il gioco macabro di un’infanzia negata in una parte di mondo che li usa e li sfrutta. Si conclude in bellezza, ça va san dire, con il tema la "bellezza".

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