Abercrombie a Milano: musica, profumo e modelli seminudi


Da qualche mese ormai è aperto a Milano il grande magazzino (flagship store, dicono quelli che se ne intendono) di Abercrombie & Fitch, marchio americano di abbigliamento casual molto amato dagli italiani di passaggio a New York e negli ultimi due anni alle prese con qualche difficoltà nelle vendite; anche se i dati di gennaio hanno segnato una piccola controtendenza in positivo, grazie a una robusta campagna di promozioni nei punti vendita del Nord America.

L'altro giorno, finalmente, ho fatto un salto in negozio per accompagnare un'amica, anche lei innamorata di camicie e magliette di cotone americano: per fortuna era lunedì e ho avuto tempo e modo di osservare questo mirabolante punto vendita, costruito nel 1939 su disegno di Giò Ponti.

La buona notizia è appunto il restauro: se anche nient'altro andasse bene del nuovo "store", almeno un palazzo storico di Milano sarebbe stato restituito all'antico splendore: ed è già tanto. Dagli esterni rimessi a nuovo, agli interni con forti richiami all'estetica fascista, propria dell'originale.

Sul resto, però, ho diverse riserve: prima di tutto la musica assordante, da discoteca. Come dice un mio amico, quando entri lì dentro ti viene da ordinare una vodka lemon! A questo contribuisce anche la penombra, davvero eccessiva, che mette in risalto sì gli abiti, ma non ti mette a tuo agio.

Il profumo, poi, il famoso profumo A&F è bello e gradevole all'inizio, ma dopo cinque minuti comincia a dare alla testa e diventa insopportabile dopo mezz'ora. Se poi pensiamo che gli stessi capi sono profumati e mantengono lo stesso odore anche dopo il primo lavaggio...

Da ultimo i commessi e le commesse: belli, bellissimi, certo. Però al di là della funzione esornativa non vanno. Innanzitutto ti salutano in inglese, forse per dare un'allure internazionale e illudere il cliente di essere proprio a New York sulla Quinta Strada, un po' emuli di una Audrey Hepburn. L'altro giorno c'era una ragazza il cui unico apporto era quello di ballare appoggiata alla balaustra al ritmo di musica.

Un bel ragazzo biondo si è avvicinato: - Posso aiutare? - Sì, certo. Scusa, dove posso trovare questa camicia sul manichino? - Ehm , il manichino è stato preparato un mese fa; la camicia probabilmente è terminata. - ... (cambiare il manichino no, eh?).

Un altro ancora più surreale. - Scusa, ci sono pantaloni della tuta con l'elastico in fondo? - Mah, non saprei. Prova due sale più in là. - ... (Ma se non lo sai tu, chi lo può sapere? E allora, che ci stai a fare?).

Non parliamo dei prezzi! Esorbitanti per le felpe, le camicie o semplici pareo. Il doppio del prezzo di New York, senza contare che il dollaro vale meno dell'euro. Rapporto qualità-prezzo poco concorrenziale, onestamente, se non ci fosse un marketing che spinge ad acquistare per avere quel marchio lì.

In definitiva, bene: il palazzo, l'arredamento di legno, i bei ragazzi seminudi all'ingresso. Male: la musica "a palla", il profumo stucchevole, la scarsa preparazione dei commessi-modelli, i prezzi troppo alti. A mio avviso il negozio A&F di Milano vi piacerà se siete adolescenti in piena tempesta ormonale o se apprezzate oltremodo i bei ragazzi. Ma nei commenti c'è spazio per ogni opinione.

Lo store Abercrombie a Milano
Una commessa-modella
Felpe e magliette in bella mostra
Foto ricordo con un modello
Una scultura anni Trenta
Ancora foto ricorso
L'immagine murale all'ingresso
Modelli in negozio

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