Allarme depressione tra gli adolescenti. E' davvero emergenza? Il parere di un'esperta


Giorni fa la notizia del suicidio della ragazza srilankese proprio nelle ore di lezione all'Einstein, tragedia che fece seguito al suicidio del 15enne nel quartiere Calvairate. Si parla dunque di emergenza "depressione" tra gli adolescenti milanesi, tanto che anche il Comune di Milano ha in mente di istituire "focus group" condotti da esperti che aiutino le famiglie a fronteggiare le difficoltà relazionali con i ragazzi.

E' un segno dei tempi? Lo chiediamo alla dottoressa Laura Franzetti, psicologa psicoterapeuta nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Ritieni che a Milano ci sia davvero un'emergenza?
Non credo sia opportuno parlare di emergenza e ridurre il fenomeno alla realtà milanese. Si riscontra comunque un incremento del disagio e una risposta parziale o inadeguata delle istituzioni. Questo non riguarda solo i giovani, ma i cittadini in generale, anche se con forme e manifestazioni diverse.

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C'è un modo di fare prevenzione?
Più che di prevenzione sarebbe corretto affrontare la questione in termini di promozione del benessere. Non si tratta di un capriccio linguistico, ma di approcci differenti. La prevenzione implica che qualcosa comunque avverrà e che quindi bisogna agire prima che si manifesti o che diventi più problematica. La Promozione del Benessere invece si focalizza sulle risorse e imposta il lavoro con l'obiettivo di aumentare "lo star bene". Credo che l'unico modo per migliorare il nostro modo di vivere e relazionarci debba passare per questa via, il disagio forse non verrà debellato ma ridotto.

Come pensi che la scuola dovrebbe muoversi per contrastare il fenomeno?
La mia esperienza nelle scuole secondarie di primo e secondo grado mi ha portato a riscontrare che la scuola ha innanzitutto un problema di fondi per cui le iniziative vengono ridotte e spesso lasciate agli insegnati più volenterosi, ai quali comunque mancano gli strumenti per gestire aspetti psicologici e relazionali complessi. Momenti di riflessione e confronto necessitano di una guida adeguata e non tutte le scuole hanno il supporto necessario.

Come giudichi il successo del fenomeno degli psicologi di quartiere?
Credo che sia un passo importante soprattutto in termini culturali. Lo psicologo, e ancor più lo psicoterapeuta, è uno strumento di cambiamento, ma viene ancora percepito come "il dottore dei matti" o "colui/colei che dispensa consigli". Su questo le responsabilità sono trasversali, professionisti di settore inclusi. Un'altra criticità è data dai costi del percorso psicoterapeutico privato e della scarsa offerta del settore pubblico. La psicologia rimane quindi per pochi. Ampliare le possibilità di fruirne non può che essere positivo, anche se bisogna gestire la comunicazione e definirne meglio obiettivi e funzioni.

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