Regolarizzazione del Leoncavallo: missione (quasi) compiuta

Dopo 40 anni di occupazione, il centro sociale per eccellenza esce dall'illegalità.

Quasi al raggiungimento dei quarant'anni di occupazione, lo storico centro sociale di Milano, il Leoncavallo, smetterà di ricevere i settimanali avvisi di sfratto da parte della questura che vengono poi sempre rimandati, ma che rappresentano una costante spada di Damocle. Il Comune ha finalmente raggiunto un'intesa con la famiglia Cabassi, proprietaria della ex stamperia di zona Greco dove il Leoncavallo si trova da vent'anni.

In cambio, i fratelli riceveranno due stabili costruiti dal comune e per il momento in disuso, dove si impegneranno a non insediare edilizia libera per dieci anni e in particolare a realizzare in via Zama uno spazio polifunzionale destinato ad attività socio-culturali. D'altra parte, per il Leoncavallo questa regolarizzazione comporta, almeno sulla carta, dei rischi: si dovrà aprire un bando per l'affidamento di quegli spazi a cui ovviamente potrà partecipare l'associazione Mamme antifasciste, ma non è detto che siano gli attuali occupanti a vincere.

La cosa, comunque, rappresenta una gran bella novità, visto il periodo di sgomberi forzati (ultimo quello dello Zam) e vista la lunghissima trafila che ha portato a questo risultato. Il fatto è che per arrivare a conclusioni positive come queste ci vuole una precondizione che non sempre si verifica: la disponibilità dei proprietari dell'area a trattare con gli occupanti con il Comune come mediatore. Sul fronte invece proprio degli occupanti rimangono alcune perplessità.

Vista la filosofia che c'è dietro le occupazioni, gli esponenti del Leoncavallo accetteranno di partecipare a un bando? E se per caso non dovessero vincerlo, cosa succederebbe? Difficile immaginare che se ne vadano di loro sponte, più facile pensare che siano "comunque" loro a vincere, anche perché non si capisce chi altri potrebbe decidere di partecipare a un bando che, in caso di vittoria di terzi, comporterebbe non poche difficoltà. E a proposità di difficoltà: l'accordo è stato raggiunto dalla giunta Pisapia con i proprietari dello stabile, ma prima bisogna passare dal consiglio comunale, dove le opposizioni hanno già annunciato il Vietnam. Vedere regolarizzato uno spazio occupato che da quarant'anni partecipa attivamente alla vita sociale di Milano, evidentemente, non per tutti è una bella notizia.

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