Renato Vallanzasca fuori dal carcere: a 60 anni inizierà a lavorare

renato vallanzasca liberoIl bel René esce oggi dal gabbio per andare a lavorare. Per Renato Vallanzasca, l'ex boss della Comasina che fra poco sarà celebrato anche dal grande schermo, le porte del carcere si erano finora aperte solo per visitare l'anziana madre e per sposarsi.

Eh sì perché a uno che si becca 4 ergastoli e 260 anni di carcere mica gli si può vietare di sposarsi no? Né vietargli di seguire le riprese del film sulla sua vita che Michele Placido sta preparando, come accaduto. Ora l'ex bandito usufruirà invece di un permesso speciale, previsto dall'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, per chi ha scontato almeno 10 anni di pena.

In realtà non è proprio la prima volta che Vallanzasca esce dal carcere, dove è stato rinchiuso una cinquantina di anni fa. In un paio di occasioni infatti il bel René era evaso senza troppo preoccuparsi di non farsi notare, alimentando il proprio mito. Ora invece l'ex bandito che spopolava fra le donne timbrerà tutte le mattine alle 7 per andare a lavorare in una pelletteria gestita da una cooperativa sociale...

Vorrebbe diventare grafico-disegnatore e per questo si impegnerà 12 ore al giorno, rientrando nel penitenziario alle 19. Il leader della “batteria”, come veniva chiamato il gruppo di fuoco che negli anni Settanta assaltava banche e gioiellerie milanesi, oggi almeno ammette a chi gli chiede se finalmente si è reso conto dei suoi sbagli:

“Sarei un cretino se dicessi il contrario”

Così ora si dedica ad associazioni che hanno l'intento di seguire e aiutare i “ragazzi difficili”. Una volta però Vallanzasca diceva:

“C'è chi nasce sbirro, io sono nato ladro”

Oggi non si considera più un mito, perché “un mito che si fa 40 anni di carcere, che mito è?”. Il mito è nato il 4 maggio del 1950 e divenuto tale a cavallo fra il '76 e il '77. A metà anni Sessanta era già un piccolo boss là alla Comasina, dove spadroneggiava fin da piccolo. A otto anni la prima bravata: liberare gli animali di un circo. Il giorno dopo è già al Beccaria.

Ne esce solo per cominciare a riempirsi le tasche di daneé con rapine e taccheggi. Entra nel giro della ligera, la vecchia mala milanese. Non sopportando le regole però si mette presto “in proprio”. Nel 1972 è arrestato dopo una rapina a un portavalori, finita con una sparatoria per la strada.

In carcere il suo carisma lo porta al centro di diverse rivolte. Riesce a evadere quattro anni dopo procurandosi l'epatite grazie a una “cura” di uova marce e iniezioni di urina. Ricoverato in ospedale, saluta tutti. Quattro poliziotti, un vigile, un impiegato di banca e un medico perderanno la vita per mano sua.

Mentre i giornali popolari racconteranno le sue gesta e le donne perderanno la testa per il fascinoso bandito. Dopo un anno di assalti a banche e gioiellerie, l'ex boss della Comasina si da ai rapimenti, ma ferito in una fuga viene definitivamente incarcerato nel 1977. Nel 1980 si riesce a far portare tre pistole a San Vittore, prende in ostaggio due poliziotti ed esce dal carcere.

Viene ferito dalle sentinelle del penitenziario e riportato dentro. L'anno dopo si riparla di lui quando, durante una rivolta nel carcere di Novara, taglia la testa a un ragazzo per giocarci a pallone. E nel 1995 viene scoperto a preparare l'ennesima evasione. Il “rapinatore gentiluomo” oggi, alla tenerà età di quasi 60 anni, inizia a lavorare.

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