Dove sarà la Moschea di Milano? Ecco la lista delle aree

Ma dal comune arriva una precisazione: una delle tre non sarà destinata al culto islamico.

Ci siamo: dopo una lunghissima stagione di incontri, di albi delle confessioni, di promesse, di mediazioni e di rinvii (tanto che è sicuro che la moschea non ci sarà in tempo per l'Expo) si è deciso dove sorgerà la moschea di Milano, che nelle intenzioni delle comunità islamiche milanesi avrà tanto di minareto e cupola - ma personalmente sono scettico che la giunta arriverà a concedere tanto. Una seconda precisazione è d'obbligo: per ovvie ragioni si fa un gran parlare della moschea di Milano, ma in verità le tre aree in cui si è deciso di dare i permessi non saranno necessariamente destinate ai musulmani, potranno andare anche a buddhisti, evangelici, induisti e quant'altro.

Una o due delle tre aree saranno però sicuramente destinate all'Islam, la cui comunità milanese da tempo immemore chiede di poter pregare senza essere costretta in scantinati o in ritrovi di fortuna (e già che ci siamo ricordiamo che la libertà di culto è un diritto costituzionale). Quali sono queste aree? Gli ex bagni pubblici di via Esterle 15, zona Loreto; via Sant'Elia, dove prima sorgeva il PalaSharp e oggi c'è un tendone destinato ai musulmani; via Marignano, in fondo a via Rogoredo. In questi ultimi due casi si tratta solo di aree edificabili.

La novità principale riguarda proprio l'area del PalaSharp, per il quale il Caim (coordinamento associazioni islamiche milanesi) ha da tempo pronto un progetto per una moschea interamente finanziata da privati. Uno spazio però più piccolo di quello che era stato pensato inizialmente, perché - come ha spiegato Majorino, assessore al Welfare - una parte di quest'area sarà invece dedicata a una "finalità di uso pubblico", forse un impianto sportivo. Nessuna sorpresa invece per quanto riguarda l'area vicino a Loreto, dove da tempo l'associazione di viale Padova - la Casa della cultura islamica guidata dal moderato e Ambrogino d'Oro Mahmoud - chiedeva di poter usare l'area dismessa. Ultima precisazione: tutti i lavori saranno finanziati da privati e il comune non sborserà un euro.

Nel complesso, nonostante i tantissimi ritardi, il Comune sembra essersi mosso bene. Ma ciò non placa l'ira della Lega Nord (prevedibilmente), che ha già fatto sapere che raccoglierà le firme per un referendum contro la moschea: "La comunità islamica non è matura per avere spazi pubblici. Chi sono gli interlocutori, chi saranno i referenti? Con l'Islam è storicamente impossibile dialogare. Milano deve mostrare fermezza con i massacratori di cristiani", fa sapere Max Bastoni in un impeto da crociato (lui che fu promotore delle ronde ed esponente delle camicie verdi), che mette insieme secoli di storia travagliata tra cristiani e musulmani (ma dove non sempre siamo stati dalla parte delle vittime) e che unisce gli estremisti dello Stato Islamico con chi semplicemente chiede un luogo dove pregare.

L'obiezione che si sente più spesso è ben nota: "Nei paesi islamici non ti fanno costruire le chiese, perché noi dovremmo?". Sarebbe bello rispondere che lo si fa perché il nostro è uno stato più aperto, ma la verità è che nei paesi islamici (non tutti) le chiese esistono eccome, dall'Egitto, all'Algeria, alla Turchia, ecc. ecc. Lo si vede chiaramente nel video in cima al post.

moschea-milano-620x435

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: