Politecnico di Milano: gli ingegneri cacciati all'estero dalla crisi

ballio bovisa ingegneri polticenicoL'ingegnere del Politecnico che lavora ancora prima di laurearsi è un mito quasi defunto. Non c'è più ciccia neppure per loro, i cari vecchi ingegneri che già stempiatelli scrivevano la tesi di sera perché di giorno erano impegnati a cogliere occasioni irrinunciabili. Secondo una recente ricerca dell'ateneo, presentata dal rettore Giulio Ballio all'inaugurazione dell'anno accademico in Bovisa, i laureati occupati a distanza di due anni dalla discussione della tesi sono in calo di quasi il 4%. E sono oggi solo l'85%.

A trovare lavoro nei primi quattro mesi da dottore è oramai solo il 70%, contro il 90% di un anno fa. E se una volta erano le aziende che venivano a cercarseli fra le mura dell'università, oggi gli ingegneri sono costretti ad andare a lavorare all'estero. Europa soprattutto. “La loro uscita dal nostro Paese non dipende da noi. Si fa poco per trattenerli – ha accusato ieri il Magnifico rettore - La concorrenza straniera è sempre più agguerrita, assicura stipendi iniziali maggiori dei nostri e migliori prospettive di carriera”.

Ma forse non è solo questo. Siamo proprio sicuri che lavorare all'estero sia solo una necessità? Chi non ha un amico che, fatto l'erasmus, non è più tornato? Ora, al Politecnico il confronto fra coetanei, italiani e stranieri, è una realtà più che in altri atenei. Basti dire che qui il 6% degli iscritti è composto da ragazzi di ogni parte del mondo, mentre in media nelle università italiane gli stranieri sono il 2,7% della media nazionale. E il 25% dei nuovi iscritti ai dottorati di ricerca proviene dall’estero.

Su slideshare trovate l'intero discorso del rettore Giulio Ballio e la prolusione del professore di Sociologia e Politica sociale Costanzo Ranci, dall'esplicito titolo: "Progettare nell’incertezza. I giovani nella società dell’accelerazione".

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