Il bosco dell'eroina di Rogoredo

Un supermarket della droga al confine sud est della città.

Confine sud-est di Milano, pochi minuti a piedi dalla stazione di Rogoredo, lungo via Sant'Arialdo. È qui che si trova il "bosco dell'eroina", un supermarket a cielo aperto ma ben nascosto agli occhi dei passanti, dove si possono trovare dosi a dieci euro di droga tagliata malissimo. Una situazione non nuova, ma che è ritornata all'attenzione della cronaca in seguito all'inchiesta di Repubblica Milano:

Tra siringhe e fazzoletti sporchi di sangue, incontri subito un paio di vedette che possono rispedirti indietro al minimo sospetto, ma se sembri abbastanza disperato puoi continuare verso le postazioni dello spaccio, verso il gruppo di marocchini che qui hanno il monopolio della droga e su questo mercato hanno costruito il loro impero. Il supermarket dell’eroina rifornisce ogni giorno centinaia di tossicodipendenti. Arrivano dai quartieri di Milano, da Lodi e Pavia, ma anche da Piacenza, Brescia, Verona, Parma, Reggio Emilia, grazie a treni locali e interregionali che fermano a Rogoredo.

Dalla strada non si vede nulla, per le forze dell'ordine è molto complesso penetrare e agire, ma lì dentro si è tornati agli anni '80, quando l'eroina era l'incubo di Milano (e di tutta Italia) e le siringhe abbandonate per strada una visione quotidiana in ogni via della città. Le Colonne, il parco delle Cave, piazza Vetra e tanti altri luoghi erano il ritrovo dei tossicodipendenti; oggi per fortuna quella situazione è in larga parte un ricordo del passato, ma a Rogoredo sembra che ancora non sia cambiato nulla:

Entri nel bosco di Rogoredo e torni indietro di trent’anni, tra visi scavati e dialoghi strascicati, braccia segnate dagli aghi e coperte di cerotti, sigarette fumate freneticamente da chi non può aspettare un altro secondo senza la roba. Ed è un popolo di tossici storici mischiato a sniffatori del weekend, a coppie di fidanzati e ragazzini in comitiva. A gente apparentemente normale. Le dosi al bosco dello spaccio sono economiche e abbondanti, e per questo attirano centinaia di clienti. Con dieci euro, i neri di Rogoredo aprono i loro sacchetti di polvere bianca e ti versano la droga a cucchiaiate nelle bustine. Prezzi stracciati per merce scadente, tagliata male, con un principio attivo bassissimo, al massimo del 10 per cento. Ma per chi arriva in questo angolo di Milano, non fa differenza: quasi tutti non possono permettersi altro.

Quasi tutti italiani i clienti, quasi tutti maghrebini gli spacciatori, originari di Beni Mellal (Marocco). In larga parte immigrati regolari perché sposati con donne italiane. I controlli della polizia si concentrano alla stazione di Rogoredo, ragion per cui qualcuno prova a nascondere la droga e ad allontanarsi, ma molti preferiscono restare lì, nel bosco, a bucarsi o sniffare. Ma le autorità che fanno, sono quanto meno a conoscenza del problema?

Secondo l'assessore Granelli la situazione è già ben nota, tanto che "A partire dalle segnalazioni ricevute dai cittadini la polizia locale ha fatto interventi che hanno portato fine settembre a due arresti di spacciatori. La zona attorno alla stazione, in particolare il sottopasso di Rogoredo, è controllato con turni integrati tra vigili, carabinieri e polizia", spiega sempre a Repubblica Milano. Ma la situazione va risolta alla radice, non solo allontanando disperati e spacciatori da Rogoredo; altrimenti un altra zona in cui riprendere traffici e consumo si troverà sempre.

Vermont Battles With Deadly Heroin Epidemic

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