Salone del Mobile 2010 e FuoriSalone: il reportage alcoolico

reportage fuorisalone 14 aprile 2010

Il Fuorisalone, alias Interni, che ingorga Milano dal 13 al 19 aprile, è un vero e proprio tsunami di euforia che assale la città infiltrandosi in tutti gli spazi a disposizione. La gente è in fibrillazione e il traffico (nonché il fegato) al limite della congestione. Arrogante e generoso, per una settimana, il Salone offre una vista privilegiata dell'umanità assetata di “pluscool” (Labranca insegna), aperitivi a scrocco e rocambolesche pantomime alcooliche in ambienti estremamente patinati.

Divertirsi secondo lo spirito della manifestazione richiede molto movimento perché capita di credere che il posto in cui non si è sia più movimentato di quello in cui si sta addentando una tartina. Tutto in una full immersion di arredamenti chic, sedie avveniristiche, lampade minimal e sincretismi etnici. Guidati dal Virgilio cartaceo, quest'anno in una versione verde-gialla, si vagola sempre più barcollanti alla ricerca del famigerato labaro di Interni, fino al termine della distribuzione di vivande.

Comincio il mio itinerario in compagnia di una ragazza che, ahimè, forse non vedrò più, presso una vecchia conoscenza: Angelique DeVil. Per una mia inettitudine tipicamente “neoproletaria” , in un precedente post, chiamai “sexy shop di lusso” questa boutique osè suscitando le ire della proprietaria che avrebbe voluto che si fosse parlato di “lifeconcept e mindstyle di donne raffinate, e degli uomini che le amano” o di concept store dell'erotismo. “Le parole sono importanti!", direbbe Moretti...

reportage fuorisalone 14 aprile 2010
reportage fuorisalone 14 aprile 2010
reportage fuorisalone 14 aprile 2010
reportage fuorisalone 14 aprile 2010

Mi trovo in via Cerva 7, a due passi da piazza San Babila circondato da falli che si possono muovere a ritmo di musica o con 16 intensità di vibrazione, dildo a due canali che sembrano dipinti da Mirò, altri ancora da usare in contemporanea lui-lei, poi piramidi su cui sedersi per gli amanti della stimolazione del secondo canale e lingerie sexy con cui – secondo quest'idea dominante che la merce è dotata di uno spirito (non solo del capitalismo) – si potrebbe discutere di filosofia.

Il primo progetto artistico si chiama “Voluttuose Confessioni”. In parole povere si tratta di una sedia accessoriata (anche di frustino) per il sadomaso, che si presta allo sfrenato libertinaggio della coppia viziosa e postmoderna. Intorno alcuni quadri riproducono i momenti prima e dopo l'amore. Lei sembra soddisfatta perché il piacere dell'unione si protrae anche dopo il sesso. Con la “chaise de l'amour” altro che tristezza post coitum!

Direi geniale la seconda opera sexy con falliche cornucopie gravide di fiori. L'idea, di Laura Buddensieg, sarebbe l'arredamento ideale di un bordello o del loft di un ironico artista omosessuale.

reportage fuorisalone 14 aprile 2010
reportage fuorisalone 14 aprile 2010
reportage fuorisalone 14 aprile 2010
reportage fuorisalone 14 aprile 2010

L'attrezzatura erotica, è ottimamente esplicata nelle sue funzioni da una commessa gentile e carina. Giusto il tempo per qualche insignificante bicchiere prima di muoversi nel triangolo del lusso dove, secondo la bibbia del Fuorisalone, si concentrano cocktails a profusione e una caterva di altre cose che fanno da contorno: vestiti e arredamento.

Qua non si può evitare di notare che molti party sono only invitation, riservati a chi preventivamente ha prenotato o possiede tessere del Rotary Club da esporre. Inutile agitare la guida del Fuorisalone come fosse un manganello nelle mani di un poliziotto cileno: i buttafuori sono degli energumeni e chi non è in lista non può entrare.

Mica m'interessa ciò che c'è dentro, la mia era una questione di principio. Un principio solubile che si scioglie in una serie di bicchieri di prosecco.

Entriamo in qualche affollato negozio di vestiti ove una folla variopinta ed eterogenea si accalca intorno al catering, come sempre impeccabile. Ci sono giovani stilosi con borsette fashion e vestiti trasandati quanto costosi e coppie di anziani indifferenti all'assalto del colesterolo.

Via Montenapoleone rigurgita una fiumana di gente, molti stranieri giunti a Milano apposta per l'occasione. Tutti fanno foto a qualunque cosa capita al tiro della loro camera.

Andiamo avanti nel giro, ormai si entra e si esce dai posti senza nemmeno rendersene conto. Per un momento mi rendo conto di essere dentro lo spirito del salone del mobile e del design; come se stessi hegelianamente raggiungendo la sintesi. No, sono sbronzo. Il mal di testa domani mi ricorderà che tutto ha un costo.

Mi trovo sdraiato in un accogliente divanetto sotto il portico di corso Europa 11 presso Arflex per l'aperitivo delle 20. I camerieri con i vassoi fanno servizio a domicilio, direttamente sulle poltrone. Il relax è questione di un attimo, mi fanno alzare perché devono sdraiarsi delle modelle seminude che vengono assalite da fotografi e voyeur.

Si osserva e si commenta divertiti. Io no perché sono rimasto solo.

reportage fuorisalone 14 aprile 2010
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