Strage di Piazza Fontana: la storia in sintesi

45 anni fa la strage di Piazza Fontana che causò 17 morti e 88 feriti. Nessuno ha subito condanne, ma chi sono i colpevoli ormai è noto. Ecco un breve riassunto della vicenda processuale.

La strage di Piazza Fontana, uno dei simboli degli anni di piombo, della strategia della tensione e di quel periodo buio fatto di attentati terroristici di stampo eversivo che ha segnato la storia del nostro paese. Esattamente 45 anni fa, il 12 dicembre 1969, alle 16.37, una bomba esplodeva all'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura di Piazza Fontana, a due passi dal Duomo di Milano. Una bomba che provocò 17 morti e 88 feriti e a cui seguirono decenni di inchieste, processi, "colpevoli" dati in pasto ai giornali poi rivelatisi innocenti e uomini assolti nonostante ci sia la certezza della loro colpevolezza.

È il 12 dicembre 1969 quando in Italia esplodono tre bombe: quella all'altare della Patria e nel sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro a Roma non provocano che pochi feriti; quella alla Banca Nazionale dell'Agricoltura a Milano esplode portando con sé 17 morti e causando 88 feriti. L'ordigno contiene sette chili di tritolo. La responsabilità dell'avvenuto viene subito addossata ai gruppi extraparlamentari della sinistra eversiva, in particolar modo sono gli anarchici l'obiettivo delle forze dell'ordine.

Tra questi c'è anche Giuseppe Pinelli, che viene convocato in Questura il giorno stesso e ci rimane per tre giorni di interrogatorio. Il 15 dicembre Pinelli muore, precipitando dalla finestra della Questura. La versione ufficiale rimarrà sempre quella del suicidio, ma il fortissimo sospetto è sempre stato quello di un interrogatorio trasformatosi, forse non volontariamente, in omicidio. Il giorno dopo ecco che il primo "mostro" viene sbattuto in prima pagina: Pietro Valpreda.

Anche lui anarchico, come Pinelli, appartenente al gruppo 22 Marzo, accusato da un tassista, Cornelio Rolandi, che racconta di averlo portato sul luogo della strage nel giorno in cui la bomba è esplosa. La stessa versione dei fatti viene raccontata anche da Mario Merlino, appartenente allo stesso gruppo 22 Marzo. Per qualche anno, fino al 1972, è Pietro Valpreda il colpevole annunciato e sono gli ambienti della sinistra a essere ritenuti gli organizzatori di quanto avvenuto a Milano. Ma fin dall'inizio si capisce che qualcosa non torna in questa ricostruzione, come scriveranno i giovani autori de "La strage di Stato", un'inchiesta profetica che esce a soli sei mesi dalla strage e che, fondamentalmente, indovina quali sono i veri colpevoli.

Nel frattempo gli investigatori scoprono che le borse utilizzate per trasportare e contenere l'esplosivo sono state comprate a Padova, mentre il timer dell'ordigno che ha innescato la bomba proviene da Treviso. Ci vorrà ancora un po' di tempo, ma è da questi dettagli che si inizierà a capire che la pista da seguire è quella del terrorismo di matrice neofascista (così come si scoprirà più avanti che l'accusatore "anarchico" di Valpreda, Mario Merlino, era in realtà un neofascista infiltrato). I primi due a essere individuati sono Franco Freda e Giovanni Ventura di Ordine Nuovo. La pista da seguire, è sempre più chiaro, è quella eversiva di destra, nonostante questo, quando il processo si apre, gli imputati principali sono Valpreda e Merlino.

Siamo nel 1972, il processo parte a Roma, viene trasferito a Milano per competenza territoriale e infine approda a Catanzaro per motivi di ordine pubblico. Poco dopo vengono arrestati anche Freda e Ventura. Il quadro che emerge sempre più chiaramente è il seguente: l'avanzata della sinistra e delle lotte sindacali ha allarmato alcuni settori del mondo militare e dei servizi segreti, che temendo una vittoria della sinistra si alleano per raggiungere i loro obiettivi con il mondo terrorista dell'estrema destra. La decisione di far scoppiare le bombe all'Altare della Patria e nelle banche serve proprio allo scopo di far ricadere i sospetti sul mondo della sinistra extraparlamentare.

Primo passaggio per arrivare, come spiega a Focus Storia il giudice Salvini, che ha condotto l’ultima istruttoria in ordine di tempo su Piazza Fontana, durata dal 1989 al 1997, al "vero movente delle bombe: spingere l’allora Presidente del Consiglio, il democristiano Mariano Rumor, a decretare lo stato di emergenza nel Paese, in modo da facilitare l’insediamento di un governo autoritario. Come accertato anche dalla Commissione Parlamentare Stragi, erano state seriamente progettate in quegli anni, anche in concomitanza con la strage, delle ipotesi golpiste per frenare le conquiste sindacali e la crescita delle sinistre, viste come il “pericolo comunista”, ma la risposta popolare rese improponibili quei piani. L’on. Rumor fra l’altro non se la sentì di annunciare lo stato di emergenza. Il golpe venne rimandato di un anno, ma i referenti politico-militari favorevoli alla svolta autoritaria, preoccupati per le reazioni della società civile, scaricarono all’ultimo momento i nazifascisti. I quali continuarono per conto loro a compiere attentati".

Questo è quanto avvenuto il 12 dicembre 1969: l'avanzata della sinistra spaventava l'estrema destra istituzionale che decide quindi di allearsi con l'estrema destra eversiva, per dare vita a una strategia della tensione che distruggesse l'immagine della sinistra e portasse a un governo autoritario di destra, anche tramite golpe. Ma come mai nessuno ha pagato per questa strage? Valpreda è stato assolto nel 1979 - assieme agli altri imputati anarchici - dalla Corte d'Assise di Catanzaro, sentenza poi confermata fino al grado definitivo di giudizio. Assieme agli anarchici, vengono però assolti anche Franco Freda e Giovanni Ventura, la sentenza definitiva è del 1987.

È per questa ragione che, anche oggi che i sospetti sono confermati, i due non possono più essere condannati, in quanto già assolti per lo stesso reato. L'ultima istruttoria su Piazza Fontana è andata infatti dal 2001 (condanna degli imputati in primo grado), passa per la loro assoluzione in appello nel 2004 e arriva alla definitiva assoluzione nel 2005. Tutti innocenti quindi? Da un punto di vista strettamente giuridico, sì. Ma le cose sono ben diverse e le responsabilità si leggono chiaramente nella sentenza. Sentiamo di nuovo il giudice Salvini: "Tutte le sentenze su Piazza Fontana anche quelle assolutorie, portano alla conclusione che fu una formazione di estrema destra, Ordine Nuovo, a organizzare gli attentati del 12 dicembre".

L’assoluzione definitiva è stata pronunciata con una formula che giudica incompleto ma non privo di valore l'insieme delle prove raccolte. Sono esistiti in questa vicenda pesanti depistaggi da parte del mondo politico e dei servizi segreti del tempo. Però non è del tutto esatto che responsabilità personali non siano state comunque accertate nelle sentenze. Almeno un colpevole c’è anche nella sentenza definitiva della Cassazione del 2005. Si tratta di Carlo Digilio, l’esperto in armi e in esplosivi del gruppo veneto di Ordine Nuovo, reo confesso, che fornì l’esplosivo per la strage ed il quale ha anche ammesso di essere stato collegato ai servizi americani.
Digilio ha parlato a lungo delle attività eversive e della disponibilità di esplosivo del gruppo ordinovista di Venezia,di cui faceva parte Delfo Zorzi, assolto poi per la strage in pratica per incompletezza delle prove nei suoi confronti, in quanto la Corte non ha ritenuto sufficienti i riscontri di colpevolezza raggiunti. Né sono bastate le rivelazioni di Martino Siciliano che aveva partecipato agli attentati preparatori del 12 dicembre insieme a quel gruppo, con lo scopo di creare disordine e far ricadere le accuse su elementi di sinistra.
Ma in tutte le tre ultime sentenze risultano confermate le responsabilità degli imputati storici di Piazza Fontana, pure loro di Ordine Nuovo: i padovani Franco Freda e Giovanni Ventura. Essi però, già condannati in primo grado nel processo di Catanzaro all’ergastolo, e poi assolti per insufficienza di prove nei gradi successivi, non erano più processabili.

Oggi è prevista la commemorazione della strage di piazza Fontana, ma la scelta infelice dei sindacati di convocare lo sciopero generale nello stesso giorno fa pensare che ben poco si parlerà di una delle pagine più buie (una delle tante) della storia italiana.

Bodies lay on the ground of the devasted

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