Lancia il Pinelli: per non dimenticare

Bella iniziativa di alcuni licei milanesi a 45 anni dalla morte del ferroviere anarchico: ragion di Stato contro la verità dei fatti.

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Gli studenti di alcuni dei più noti licei di Milano ricordano la morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli del 15 dicembre 1969 con un video girato nelle loro scuole.

Pinelli morì "volando" fuori dalle finestre della Questura di Milano tre giorni dopo essere stato arrestato (da innocente) per la strage di piazza Fontana: negli uffici del commissario Calabresi (che fu brutalmente ammazzato, negli anni a venire, proprio perchè accusato di aver defenestrato Pinelli) l'anarchico fu "interrogato" per giorni, prima di finire cadavere sul selciato della Questura.

Gli studenti del liceo Parini, del Manzoni, del Virgilio, del Bottoni e del Vittorio Veneto hanno lanciato l'iniziativa "Lancia il Pinelli", una campagna partita da Milano Attiva ed entrata con potenza nei licei milanesi.

Il video, che è ben fatto e ricostruisce le tre principali versioni della morte del ferroviere anarchico, è davvero interessante, così come lo è l'iniziativa: osì Tommaso Proverbio, ex studente del liceo classico Cesare Beccaria, regista del video, sulla pagina YouTube di Milano Attiva:

"A 45 anni dalla morte del ferroviere Giuseppe Pinelli troppe ombre attorniano la vicenda. Nel corso degli anni si è cercato di seguire la via della pacificazione e della mediazione: nessuna vittima, nessun carnefice. La ragion di Stato la si può capire - non condividere, ma capire sì: bisognava allentare un clima fin troppo teso in quegli anni. Al giorno d'oggi, però, non se ne parla più. Tra i giovani miei coetanei, pochi, anzi pochissimi sanno chi era Pinelli. Non ci si pone neanche più le domande: il disinteresse è totale. Sebbene la visione ufficiale sancisca la tesi del suicidio, resteranno sempre troppi dubbi e incongruenze a riguardo. L'omertà ha vinto coprendo un omicidio di Stato e difendendo l'atto squadrista di quattro poliziotti. Conseguentemente, ciò ha portato ad ingigantire le già aspre polemiche fino all'uccisione del commissario Luigi Calabresi, al quale fu addossata la responsabilità morale, con eccessi accusatori da parte della sinistra extraparlamentare di quegli anni. Calabresi era innocente, non si trovava nemmeno nella stanza in quel momento. Il 27 ottobre del '75 tutti gli imputati furono prosciolti "perché il fatto non sussiste".
Di tutto questo non se ne parla più, e cosa ci rimane? Niente! Ecco perché bisogna tener viva la memoria! A tal proposito, un gruppo di ragazzi appartenenti a diversi licei milanesi, hanno deciso di lanciare da una finestra della rispettiva scuola, un manichino con stampata sul volto l'immagine di Pinelli. Questi ragazzi, appartenenti a Milano Attiva, un'associazione che si occupa di informazione e cultura a livello giovanile, hanno lanciato questa campagna. L'iniziativa è stata colta con entusiasmo principalmente dai ragazzi appartenenti ai vari collettivi, e successivamente ha suscitato interesse anche negli altri. Manzoni, Vittorio Veneto, Parini, Bottoni, Virgilio: moltissimi sono i licei che hanno aderito. Ciò è servito ad informare tutti quei giovani che non sanno cosa accadde in quegli anni. "Aspetta a buttarlo giù, fagli avere prima un malore!", grida un ragazzo che riprende la scena col telefonino mentre un altro lascia un cartello con su scritto: attenzione caduta anarchici. Con un gesto semplice e un pizzico di ironia si è riusciti a riportare nelle scuole un senso critico e coscienza storica. Una manifestazione del genere non poteva che colpire e suscitare interesse perché "La memoria è un presente che non finisce mai di passare", o almeno così dovrebbe essere."

La ragion di Stato, citano i giovani di Milano Attiva, che si contrappone alla verità o meglio, per dirla con completezza, allo Stato di diritto: il diritto alla conoscenza, appunto, ed alla verità.

Nel video si mostra una parte del film che fu realizzato con la collaborazione dagli attori Gian Maria Volontè, Luigi Diberti e Renzo Montagnani: la linea guida del film fu elaborata da Elio Petri ma il lavoro fu definito insieme a Ugo Pirro, senza scrivere però una vera e propria sceneggiatura: questa fu elaborata e redatta durante le riprese, con il concorso degli attori partecipanti. In quelle ricostruzioni si ironizza sulle tre versioni che la polizia fornì sul "suicidio" di Pinelli, ricostruite seguendo le diverse e contraddittorie indicazioni fornite dalla stessa Questura.

L'iniziativa è certamente degna di attenzione e denota una febbrile e vivace curiosità intellettuale, cosa che sconfessa quella "generazione di bambocci", come vengono oggi dipinti i giovani liceali italiani.

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