La via Padova che vorrei, ovvero Cronaca sentimentale di una bella manifestazione

La via Padova che vorrei, ovvero Cronaca sentimentale di una bella manifestazione Dalla statua dei caduti, un soldato che sull'attenti guarda via Padova con da via Don Orione alle spalle, fino all'oasi verde del parco Trotter ci sono più o meno 4 chilometri, una distanza che io, nato proprio di fianco a quel soldato di marmo e cresciuto tra i padiglioni del Trotter, ho percorso migliaia di volte, di mattina, di pomeriggio, di sera, di notte, con ogni mezzo di trasporto, a piedi, in bicicletta, in macchina, con la 56.

Posso tranquillamente dire di averci vissuto alcune tra le più grandi emozioni della mia vita in quei 4 chilometri, ci sono cresciuto. Eppure ieri sera, quando con tantissime altre persone – a occhio direi tra le 2000 e le 3000 – ho percorso quegli stessi 4 chilometri, per la prima volta ho percepito un senso fantastico di pace e di leggerezza che mai mi era capitato di provare in via Padova, un senso di comunità, una bellissima emozione.

Sì perché ieri sera c'erano tutti: c'erano gli italiani, c'erano gli arabi, i sud americani, c'erano i cattolici, i mussulmani, gli atei, c'erano gli anziani, i lavoratori, c'erano i bambini, e tutti insieme formavano una folla che parlava cento lingue diverse, che vestiva in cento modi diversi, che aveva cento tonalità di colore diverse, ma che sorrideva nello stesso modo.

Quello che è successo ieri sera, e che purtroppo la mia scarsa abilità fotografica, non supportata da un apparecchio decente, non sarà in grado di riportarvi fedelmente, è stata una grande manifestazione popolare, una grande festa, il miglior modo per fare vedere a chi ci governa – uomini e donne che in questi quartieri non ci sono mai venuti, e che se anche ci passano, lo fanno in macchina, a sirene spiegate, con i finestrini neri sigillati – che i provvedimenti che stanno prendendo per affrontare i disagi del quartiere – disagi che esistono e che nessuno vuole nascondere – sono scelte irresponsabili.

Quello che hanno dimostrato le migliaia di persone che ieri hanno sfilato in via Padova è che esiste un altro modo per affrontare i problemi, un modo che non contempla la chiusura anticipata dei negozi e la ghettizzazione delle comunità straniere, un modo che non prevede la trasformazione del quartiere in un unico lungo checkpoint militare, ma che propone l'esatto contrario e che ai fucili e alle camionette in assetto antisommossa – che anche ieri sera sfilavano dietro il corteo in una sorta di anti-manifestazione triste e lugubre – oppone la convivenza, l'uso comunitario degli spazi, la comunicazione.

Perché ora come ora via Padova si sente soffocare, e l'ossigeno non glielo tolgono i nuovi abitanti del quartiere parlando altre lingue e vestendosi in modo diverso, l'ossigeno glielo tolgono i militari, i carabinieri, la polizia, che lungi dal dare ai cittadini la sensazione di sicurezza, provocano in tutta la popolazione semplicemente paura e fastidio.

foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
via padova libera
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
cittadini interessati che osservano dalla finestra
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
cittadini solidali con la manifestazione
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
foto della manifestazione in via padova
le richieste dei manifestanti
l'anticorteo della polizia
l'anticorteo della polizia 2

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