Come sarà il 2015 di Milano?

L'anno cruciale è arrivato, ma le sfide sono tantissime.

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Ci siamo, il 2015 è arrivato. L'anno dell'Expo, ovviamente, la sfida per eccellenza che Milano ha deciso di raccogliere anni fa e che ci tiene sempre sospesi tra timori, rischi flop e qualche speranza che davvero possa essere un'occasione per rilanciare la città agli occhi del mondo. La sfida è di quelle difficili, il percorso è stato fin dall'inizio segnato da ritardi e cancellazioni dei progetti più ambiziosi, ma soprattutto è stato segnato dagli scandali legati all'esposizione universale che hanno messo a nudo una volta di più come in Italia sia molto difficile fare le cose a modo, anche nell'ex "capitale morale" d'Italia.

Ma il 2015 non sarà solo l'anno dell'Expo. Sarà anche l'anno in cui si dovrebbe finalmente vedere sorgere in città la prima moschea vera e propria, con tanto di minareto e cupola. Una promessa che sta per essere realizzata - e anche in questo caso non senza intoppi - e che ha creato una miriade di polemiche. Noi ci limitiamo a segnalare che la libertà di culto è un diritto sacrosanto e che il modo migliore per evitare l'esplosione incendiaria dei terrorismi è forse proprio quello di non soffocare le libertà altrui, di non far sentire "estranei" rinchiusi nelle enclave chi invece può gradualmente diventare parte integrante del tessuto cittadino.

Il 2015 dovrebbe essere anche l'anno in cui definitivamente cambia la mobilità a Milano. Gli esperimenti del car sharing, del bike sharing e dell'Area C sono ormai una realtà consolidata, che sta cambiando le abitudini dei milanesi. A breve arriverà anche lo scooter sharing e inizieranno ad apparire in tutto il centro città le zone 30. Non dimentichiamo però qual è la vera priorità nella mobilità: le biciclette e soprattutto le piste ciclabili. Ne vogliamo vedere di più, e le vorremmo vere, non solo delle strisce disegnate per terra che diventano un altro posto dove fare sosta selvaggia.

Expo, moschee, mobilità. Sono le sfide principali per l'anno appena iniziato, alle quali si può aggiungere una bella lista dei desideri. La speranza è che Milano prende definitivamente una decisione e si schieri dalla parte dei giovani, tornando a essere una città viva, piena di iniziative, che si sa divertire e sa dare il giusto spazio alla voglia e alla creatività, invece di nascondersi dietro a un dito e bloccare tutto ogni volta che il più insignificante dei comitati di quartiere alza la voce. Spero che Milano sappia valorizzare l'area che rimarrà dopo l'Expo, trovando la soluzione migliore e che non ceda alle tentazioni più facile e meno lungimiranti. Si è parlato di Silicon Valley milanesi, di una cittadella dello sport e di altro ancora. L'importante è che non sorgano palazzoni.

E infine, la speranza è che la città sia in grado di risolvere la questione annosa delle case popolari vuote e di quelle occupate abusivamente. Affrontando il problema non con la solita ottica emergenziale che non porta ad altro che al caos che abbiamo visto e che fa sì che ci si dimentichi di tutto non appena passato l'emergenza; ma che l'affronti senza fretta, con calma, valutando attentamente e decidendo per davvero quali possono essere le soluzioni a un problema che non può più essere rimandato e che non si può sperare di risolvere con gli sgomberi.

Buon anno, Milano.

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