La moschea di Milano e gli attentati di Parigi: il centrodestra all'attacco

Il massacro di Charlie Hebdo viene subito sfruttato per alimentare le paure. Ma quali sono i veri pericoli?

La moschea di Milano ha alimentato una marea di polemiche fin dal giorno in cui si è iniziato anche solo a ventilare l'ipotesi della sua costruzione. Ora che la cosa sta per concretizzarsi è inevitabile che il livello di tensione continui a salire. Com'è inevitabile che dopo l'attentato a Charlie Hebdo di Parigi una parte dello schieramento politici milanese sfrutti la vicenda per gridare lo stop alla moschea. In prima linea, prevedibilmente, c'è Matteo Salvini.


Ora, è prevedibile che molti condividano questa linea di pensiero. Secondo me, invece, è profondamente sbagliata. E non in nome di un buonismo o di un multiculturalismo che troppo spesso lascia il tempo che trova, ma in nome della sicurezza di tutti gli occidentali. Senza guardare troppo ai casi particolari - ma sottolineando come gli attentatori di ieri fossero cittadini francesi nati a Parigi, e non immigrati - sarebbe il caso di iniziare a chiedersi se sia più pericolosa una moschea riconoscibile, aperta e che faccia sentire i musulmani di Milano parte di una città accogliente, o continuare sulla strada delle enclave in cui gli stranieri più poveri si rinchiudono coltivando la loro rabbia per una società che li esclude e delle moschee nascoste negli scantinati che sfuggono a ogni controllo.

La sconfitta dell'islam fanatico può iniziare nel momento in cui si accoglie nella nostra città senza paura l'islam moderato. Che è una religione come le altre. Non la pensa così il centrodestra lombardo, che per voce di Mariastella Gelmini dice: "Il Comune si fermi, il bando è una follia, non possiamo permettere che i milanesi corrano rischi". Ma quali sono i rischi nell'avere una moschea aperta, trasparente, sottoposta ai controlli, di cui si conoscono i finanziatori? I migliori alleati per fermare gli islamisti sono gli stessi moderati musulmani italiani. Che hanno diritto alla libertà di culto e a pregare la loro religione in condizioni decenti. Anche per evitare che da moderati si trasformino in estremisti.

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