Nozze gay a Milano, Pisapia indagato: ma chi ha ragione?

Da una parte il divieto di contrarre matrimoni gay tra persone dello stesso sesso, dall'altro l'obbligo di trascrivere quelli contratti all'estero.

Si parla con molta facilità di nozze gay a Milano, in verità la questione che sta agitando i sonni della destra milanese - e che portato Pisapia a essere addirittura indagato per omissione di atti di ufficio - riguarda la trascrizione dei matrimoni contratti all'estero. Da una parte la circolare del ministro Alfano che ha chiesto ai prefetti delle varie città di annullare le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero; dall'altra i sindaci, convinti di essere nel giusto dal momento che la legge li obbliga a "trascrivere le nozze legittimamente contratte in altri stati".

E se in altri stati è legale il matrimonio gay, si può impedire ai sindaci di trascrivere queste nozze? Secondo Alfano sì, visto che "i matrimoni di persone dello stesso sesso non sono conformi alle nostre leggi". In molti parlano di "vuoto legislativo" per provare a spiegare la questione, di sicuro però la vicenda è ormai diventata tutta politica. Come spesso accade, la legge viene forzata da una parte o dall'altra a seconda di quale sia il valore che si vuole sostenere.

Tutto sarebbe più chiaro se, per esempio, l'obbligo di trascrivere i matrimoni contratti all'estero fosse limitato ai matrimoni "conformi alle nostre leggi". Ma così non è, da qui la libertà che i sindaci di tutta Italia si sono presi di continuare a registrarli, portando avanti una battaglia che, chiaramente, è prima di tutto di principio; un modo per costringere il Parlamento a farsi finalmente carico di una legge che regoli la materia e conceda alle coppie omosessuali gli stessi diritti garantiti alle coppie sposate eterosessuali.

Non solo: Pisapia spiega come "se non avessi trascritto i loro matrimoni, quelle coppie avrebbero potuto denunciarmi". Chi ha ragione allora? Da una parte il sindaco di Roma Marino, anche lui sulle barricate per difendere la trascrizione dei matrimoni gay, si chiede: "Se il punto di riferimento è una legge del 1995, che indica un pericolo per l’ordine pubblico, per quanto riguarda i matrimoni tra persone dello stesso sesso noi riteniamo che questo pericolo non ci sia”. Dall'altra un avvocato, Stefano Cherti, Professore di Diritto Privato dell'Università di Cassino, sentito da Panorama, che spiega:

Quelle persone, a legislazione vigente, non sono marito e moglie per il diritto italiano, dunque non assumono “i diritti e i doveri” (come l’obbligo di fedeltà, di coabitazione, di assistenza materiale e spirituale, art. 143 cod. civ.) tipici del rapporto coniugale. Per l’ordinamento italiano sono coppie di fatto, al pari di quelle eterosessuali che decidono di non sposarsi, di modo che i due partner potranno disciplinare solamente alcuni aspetti della loro vita di coppia come acquistare una casa in comunione ordinaria, ovvero indicare espressamente nel testamento la sorte dei beni in caso di morte”.

In tutto questo, ancora si attende l'intervento del governo e del Parlamento. Gli unici poteri che possono davvero dirimere la questione.

nozze gay milano

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: