Un quartiere a luci rosse a Milano?

La proposta di Sel fa discutere anche a sinistra. Ma quali sono le altre opzioni?

A Roma si discute tantissimo della possibilità che nasca un quartiere a luci rosse, l'ipotesi non poteva di conseguenza che arrivare fino al nord e interessare anche Milano. Qualche voce favorevole al quartiere a luci rosse, qualche voce contraria, e soprattutto una marea di distinguo. Eppure qualcosa bisognerà pur fare, visto che sono decenni che tutti hanno capito che l'abolizione delle case chiuse voluta dalla legge Merlin non ha portato a nulla di buono.

Ci sono alcune cose che non ha senso vietare, tra queste c'è anche la prostituzione. D'altra parte, se è il mestiere più antico del mondo non si può certo pensare che basti una legge per metterlo al bando. Il risultato della chiusura della case chiuse è stata l'invasione dei marciapiedi di notte, le vie a traffico rallentato (altro che zona 30) per permettere l'osservazione agli interessati e alcune situazioni di degrado davvero spiacevoli. Ecco, sarebbe il caso di decidere per davvero di fare qualcosa a riguardo.

Le strade da seguire sono due: o si riaprono le case chiuse (che è quanto da lungo tempo propone la Lega Nord) oppure si creano dei quartieri a luci rosse in cui si sa esattamente che cosa si va cercando e che cosa si incontrerà. Due opzioni ugualmente valide che hanno anche il beneficio di poter garantire maggiori controlli (di ogni tipo) e di regolamentare l'attività delle prostitute.

Quella del quartiere a luci rosse è un'idea che a Milano sta portando avanti Sel, "non per ghettizzare le prostitute ma per creare un luogo in cui non si determinino fastidi per i cittadini. Va identificato uno spazio isolato dove avviare la sperimentazione", spiega il capogruppo del consiglio comunale Mirko Mazzalli. Racconta la sua versione anche Luca Gibillini, tra i promotori della mozione: "Non possiamo che essere contenti che Roma faccia un passaggio sulle zone "a luci rosse". Credo che anche Milano dovrebbe iniziare a ragionarci. Innanzitutto perché esiste la libertà da parte di chi vuole di prostituirsi. Ma soprattutto perché è un modo per tutelare prevalentemente le donne, colpire la malavita che spesso gestisce la prostituzione e riconoscere che esiste una questione prostituzione in Italia e non si può far finta di non vedere e non si può ridurre ad una questione di puro ordine pubblico o sicurezza. E' una questione grande, che tocca la questione della libertà, della tutela, della malavita. Come sempre, il proibizionismo regala ricchezze al crimine organizzato".

Nella stessa sinistra, però, non sono tutti d'accordo. A partire dall'assessore al Welfare Majorino che spiega: "Non si farebbe altro che creare ghetti, tra l'altro tutti coloro i quali sostengono un'ipotesi simile dovrebbero dire dove farlo. Semmai il tema oggi è come regolamentare l'attività delle prostitute". Già, peccato che oltre a vaghi proclami di questo tipo non si sentano mai propositi concreti.

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