Celentano e l'Expo 2015: il Parco Sud e Salvatore Ligresti

adriano celentano sindaco di milano

Ogni tanto Adriano Celentano dice la sua su Milano: l'ultima volta che ci eravamo occupati di lui era il 13 maggio e si candidava (tra le righe) a sindaco. Oggi torna a dire la sua sul tema dell'Expo 2015, e in particolare sul Parco Sud. Nel quote qui sotto, la chiosa finale del Molleggiato:

L'ambigua banda comunale si difende col dire che il Parco Sud sarà sì edificabile ma rimarrà agricolo. Ma allora perché renderlo edificabile vi domanderete voi milanesi. Perché quando spunterà il nuovo "albero di 200 piani" in Piazza Castello e qualcuno dovesse reclamare, il Comune gli risponderà: "C'è un decreto che dice che noi possiamo lapidare Milano fino all'ultimo metro di edificabilità. E, siccome la cubatura a nostra disposizione, è grande come il Parco Sud, noi lapidiamo"

A che cosa riferisce Adriano? Di certo a interviste come questa, in cui Ligresti espone quello che dal suo punto di vista è il logico sviluppo di una città come Milano, qualcosa di traducibile non tanto in qualità della vita, quanto in cubature e cemento... vediamo meglio dopo il salto.

Ecco cosa si legge su Repubblica qualche giorno fa

La Milano dell'Expo, perché Ligresti sta con la Moratti, e lo dice senza mezzi termini. Una Milano con tanti grattacieli, un lungo tunnel sotterraneo che la attraversi da capo a piedi, e tanti nuovi quartieri costruiti ai margini della città, sfruttando aree dismesse e terreni incolti. E non terreni scelti a caso, perché i terreni sui quali Ligresti vorrebbe costruire sono proprio i suoi, quelli "in fondo a via Ripamonti" (cioè in pieno Parco Sud, dove costruire, in teoria, non si può, ma su questo sorvola volentieri) dove possono nascere "nuovi quartieri completi che devono avere le scuole per i bambini perché - sottolinea - bisogna eliminare le differenze di classe, le scuole per i nobili, i bambini devono crescere assieme"

Sempre su Repubblica, qualche giorno dopo, il 29 giugno, Massimo Pisa va sul posto, in fondo a via Ripamonti, in piena Ligrestiland

Non è questo l'esempio di cosa potrà diventare il Parco Sud, per "valorizzarlo" secondo la nuova vulgata: i lavori all'Istituto Oncologico sono autorizzati da tempo, l'area è delimitata, i contadini della cascina di via Macconago - che quei campi lavoravano in affitto prima del cambio di destinazione - già cacciati da un pezzo, tolto perfino l'uso di foraggio per i cavalli. Piuttosto, è un monito quel cantiere, così come le passerelle e i tubi innocenti che soffocano la carcassa dell'antica chiesa di San Carlo. Qui tra i pratoni alle spalle di via Ripamonti, tra i rettangoli coltivati a pannocchie e riso in via Selvanesco, le fette di proprietà dell'ingegnere di Paternò sono enormi

Un bell'approfondimento, se volete rileggervi la storia di Ligresti, la trovate in questa pagina del Circolo Pasolini di Pavia, in un pezzo firmato da Gianni Barbacetto, che ci fa tornare indietro di qualche anno, quando la Milano era ancora da bere, o almeno così si diceva.

Ottobre 1986: il nuovo assessore all'Urbanistica di Milano, Carlo Radice Fossati, trova nei suoi uffici tre documenti con cui tre società (controllate da Ligresti) promettevano di vendere al Comune, a prezzi stracciati, le loro aree che invece stavano per essere comprate a prezzi di mercato. È la scintilla che fa scoppiare lo «scandalo delle aree d'oro» (...) anche il missino Riccardo De Corato sforna denunce pubbliche contro il costruttore. Ligresti viene indagato per corruzione e un pretore coraggioso, Francesco Dettori, scopre una miriade di reati urbanistici compiuti nei suoi cantieri, disseminati in tutta Milano: «Parlare di semplice sospetto di collusione tra uffici comunali competenti e proprietà è mero eufemismo. Reputa questo pretore fuori discussione una simile connivenza, alla luce degli evidenziati dati documentali». E giù ventiquattro pagine di esempi (...) Tognoli è costretto a dimettersi e Ligresti esce distrutto dallo scandalo delle aree d'oro: con l'immagine a pezzi e uno stillicidio di piccole condanne per abusi edilizi. Eppure a rendere drammatica la sua prima caduta non saranno le condanne né il crollo d'immagine, ma il mercato: i suoi palazzi non si vendono, gli uffici restano vuoti, il terziario è bloccato. Un fallimento anche per la politica e per la gestione del sindaco Tognoli

Ventiquattro anni dopo, Milano è nelle stesse mani di allora.

  • shares
  • Mail
10 commenti Aggiorna
Ordina: