Hollywood, cocaina e privè: chi l'avrebbe mai detto?

dago milano da sniffoAvrete forse anche voi seguito la vicenda dell'Hollywood, il tempio del divertimento fighetto (ormai fighetto wannabe e/o zarro ripulito, direi), stamane anche Dagospia sbatte in homepage la storia, con una di quelle consuete sobrissime elaborazioni fotografiche cui Dago ci ha abituato da tempo, la vedete qui a lato.

La titolazione aggressiva, rende bene l'idea di qualcosa che a Milano sapevano anche alcune pietre, da anni: oltre alla cocaina, è molto interessante il sottobosco della mafietta dei locali che emerge dall'inchiesta, mafietta ben nota a chiunque si sia avvicinato a quel mondo magari aprendo o gestendo proprio un locale...

Ma ricapitoliamo:

Sigilli a due dei «templi» del divertimento notturno milanese. L'autorità giudiziaria ha disposto il sequestro delle discoteche «Hollywood» e «The Club», e cinque persone sono finite agli arresti domiciliari, mentre altre 19 risultano indagate, nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano su presunte mazzette per «addomesticare» i controlli nei locali notturni milanesi

così si leggeva ieri sul Corrierone...

Ma chiaramente i più sono attratti dall'erotizzante binomio modella/velina + cocaina. E quindi si riscava negli archivi tornando indietro a Vallettopoli, ve la ricordate? Era il 2007, una vita fa

Fernanda Lessa, interrogata il 27 marzo 2007, rammenta serate e timori: "Ricordo che all'Hollywood entravo all'interno del bagno del privé soprattutto il mercoledì sera e lì facevo uso di cocaina. Ho avuto modo di vedere che circolano anche altre droghe tipo ecstasy o MdMa che è una sorta di droga liquida che viene mischiata generalmente all'alcool. Anzi, mi sono accorta che era il caso di tenere sempre con sé il bicchiere, perché a tua insaputa potevano mettere nel bicchiere la droga. Il motivo è anche che in questo modo, in quanto drogate, si hanno donne più accondiscendenti a rapporti sessuali".

Lo stesso giorno viene ascoltata Belen Rodriguez: "Ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo - dice - a casa sua, solo due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe le occasioni la droga me l'ha data Francesca. Non so dove Francesca la prenda, ma sono certa del fatto che ne fa assai uso. Lei mi invitava spesso ad andare nei bagni dell'Hollywood, le domeniche, sere in cui stavamo insieme con tutti i componenti del gruppo Lele Mora, ma io non la seguivo perché temevo l'effetto della cocaina. Ripeto, le uniche due volte che ho consumato droga è stato quando ero a casa di Francesca Lodo"


e agli articoli di giornale, se fate un minimo di vita notturna, potete arricchire con leggende metropolitane di ogni tipo... ne avrete sentite anche voi, a me viene in mente il presunto fotografo che incontra una coppia, offre loro un po' di polverina bianca - per strada - e finiscono tutti nell'attico a festeggiare una nota modella e a osservare quello che immaginate. I due, non proprio a loro agio in quella che si stava trasformando in una mezza orgia, se ne vanno nel giro di poco.

Altri ancora raccontano di rapporti sessuali avuti in attici prestigiosi con una modella particolarmente disponibile se sotto l'effetto di certe sostanze, ma sono leggende metropolitane, siamo davvero ai livelli del coccodrillo nelle fogne in quanto a dimostrabilità. Potremmo andare avanti all'infinito... per caso in queste settimane ho letto un libro dei Club Dogo - so che potrà sembrarvi bizzarro... - che racconta proprio di quel genere di milieu notturno, ve lo consiglio decisamente, si intitola La Legge del Cane.

Se volete un punto di vista più colto - anzi, non più colto: diverso - leggetevi questo pezzo di Michele Serra su la Repubblica di oggi:

La cocaina è diventata endemica in tutti quegli ambienti, quelle vite, che gonfiano a dismisura i loro obiettivi e il loro rendimento. Della vecchia cultura trasgressiva a cavallo della quale tutte le droghe o quasi fecero il loro trionfale ingresso in Occidente, non rimane più niente. Non serve più farneticare di "viaggi" o dilatazioni della coscienza o tigri nel cervello, sniffare è un consumo di massa come l'alcol, come il porno, come qualunque cosa che si possa comperare. Il fatto che la si vada a sniffare al cesso è il residuo strascico di un ordinamento proibizionista inapplicabile, come voler fermare il mare con una mano.

La movida milanese, a ridosso di negozi strafichi e di nuovi cantieri dai cento piani in su, con il riverbero della moda e del lusso che occhieggia da ogni androne e da ogni macchinone parcheggiato in tripla fila, è un vero e proprio classico di una società in fuori giri. I protagonisti sono di quel circo immobile che da una quindicina, forse una ventina d'anni, incarna lo status sociale più ambito anche da larghi strati popolari: calciatori, veline, indossatrici, attori, agenti di spettacolo, e giovani ambosessi smaniosi di entrare nel giro giusto, favoriti dallo smisurato abbassamento dei parametri necessari per essere promossi "vip". Ieri solo le star del cinema, i playboy, le ereditiere, pochi e irraggiungibili, dai vizi costosissimi, oggi quasi chiunque riesca ad allargare i gomiti per rubare uno spicchio di inquadratura, un quarto di pagina di rotocalco

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