Cocaina all’Hollywood, a Milano una persona ogni 44 si droga


A meno di una settimana dalla chiusura dell’Hollywood, di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi qui e qui, vale la pena allargare la propria visuale e capire attraverso una serie di notizie se chi amministra Milano sta facendo qualcosa per ridurre l’aumento dell’utilizzo di droga che si registra nel capoluogo lombardo.

Intervistato da affaritaliani.it
il vicesindaco Riccardo De Corato (Pdl), all’indomani della chiusura dei locali milanesi in cui alcuni personaggi noti consumavano della cocaina, ha dichiarato:

“C'è sempre stato (l’allarme cocaina, ndr). E lo dimostrano i quintali di cocaina sequestrati in questi anni. Milano è una delle capitali dello smercio di cocaina. Gli investigatori hanno individuato un percorso che porta la polvere bianca a Milano: la droga parte dalla Colombia, viene raffinata in Montenegro per poi essere spacciata in città.

Da parte del Comune e della polizia municipale sono state fatte centinaia di operazioni in bar, club, pub e ristoranti che hanno portato a numerose chiusure. Poi è chiaro che vi possono essere delle mele marce. In ogni caso attendiamo l'esito dei processi”.

Le attività spiegate dall’esponente della Giunta Moratti per Giulio Cavalli, rappresentante lombardo dell’Idv, oltre a non essere sufficienti dimostrerebbero che il Sindaco quando parla di sicurezza non tiene conto della quantità di droga che gira in città.

“Milano - ha dichiarato l’attore - insegue un'idea di sicurezza bizzarra, fatta di sgomberi dei campi rom e di documenti controllati ai sedicenni per un cocktail, dimenticandosi di essere la capitale italiana della cocaina, vero motore economico della criminalità organizzata.

La cocaina è il vero grande business delle famiglie criminali dedite al riciclaggio del denaro sporco. Il fatto che spaccio e consumo di cocaina siano reati dei salotti vip non li trasforma in peccati veniali. Non è così che vanno letti, restano quello che sono: il modo migliore per finanziare le organizzazioni criminali”.

Vero è che la cocaina a Milano, che ne dica Cavalli secondo il quale il fenomeno è circoscritto ai luoghi milanesi adibiti allo show business, è presente anche in salotti meno glamour di quelli di cui i mass media si sono occupati in questi giorni.

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ha dichiarato al Giornale:

“La cocaina negli ultimi anni ha invaso le vie di Milano: vengono consumate almeno 10mila dosi al giorno, che diventano 15mila nel fine settimana. E ci sono molti, troppi, locali compiacenti dove si può trovare e consumare la polvere bianca.

Dall’inizio degli anni 2000, il consumo di cocaina è cresciuto dell’80%. Eppure, davanti a un dato così sconcertante, non c’è una reazione del mondo politico e civile.”

Al quotidiano diretto da Vittorio Feltri lo scienziato ha precisato che solo l’anno scorso si è registrato un calo dell’assunzione di cocaina tra le fasce più basse che rispetto ad altri consumatori sono stati colpiti di più dalla crisi economica in corso. L’allarme, inascoltato, lanciato da Silvio Garattini è provato dalla cronaca dell’ultima settimana.

Oltre alla chiusura dell’Hollywood a Milano solo negli ultimi dieci giorni sono stati arrestati per spaccio undici delle ottantadue persone coinvolte nell’operazione “Iceberg” su cui gli inquirenti lavoravano da tre anni. La rete di spacciatori con cui lavoravano era composta per lo più da studenti universitari e clandestini.

Solo tre giorni dopo questo maxi arresto la figlia di “nonna cocaina”, così è stata soprannominata Anna Luciani, era impegnata in una protesta contro i carabinieri che stavano riqualificando l’appartamento dell’anziana spacciatrice.

Giovedì scorso, 29 luglio, in viale Fulvio Testi è stato invece fermato, sempre per spaccio, un 57enne. Ai carabinieri l’uomo ha spiegato che aveva iniziato l’attività illecita dopo aver perso il lavoro.

Preoccupante più dell’aumento di spacciatori c’è solo la crescita della domanda grazie alla quale le persone sopracitate hanno una ragione per continuare ad esercitare la professione illegale.

Stando ad una recente ricerca condotta da Repubblica a Milano i consumatori abituali di cocaina sarebbero più di trentamila il che vuol dire che se i dati sulla città di Wikipedia sono attendibili un milanese ogni 44 è solito drogarsi.

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