Sisas. La Lombardia dovrà pagare 440 milioni di euro per la mancata bonifica di Pioltello

E’ il 18 ottobre del 2007 quando il Sindaco di Milano, attraverso il sito del Comune, si impegna a far diventare l’Expo lo strumento per migliorare l’ambiente che fa parte del capoluogo lombardo.

“I temi dell’Ambiente - dichiara all’epoca l’esponente politico - sono al centro dei nostri piani. L’Expo consentirà di incrementare la qualità della vita dei cittadini, sia dal punto di vista delle infrastrutture del verde utilizzabile dopo l’evento”.

Da quel giorno poco è stato fatto tanto che ad oggi, a tre anni di distanza, la macchina dell’Expo più che in ottima salute sembra essere destinata ad una dignitosa eutanasia. A staccare la spina di Milano potrebbe essere il Governo di Roma a cui i dirigenti, chiamati a lavorare per l’Esposizione Universale, si sono in più occasioni rivolti

Oltre al fallimento, o comunque ad un deterioramento, di Expo 2015 dal 18 ottobre 2007 attorno a Milano l’inquinamento ambientale è peggiorato. Esemplificative sono tre storie accadute negli ultimi sei mesi.

Il Fatto, la scorsa settimana, ha posto la propria attenzione sull’ex area Sisas di Pioltello dove, dal 2001, non sono stati ancora rimossi le 290mila tonnellate di rifiuti industriali prodotte dal polo chimico che fino all’inizio del decennio era attivo in questa zona.

Giuseppe Grossi, noto alle cronache per essere immischiato in un giro di tangenti, non avrebbe concluso la costruzione delle due discariche che avrebbe dovuto realizzare con la benedizione di Roberto Formigoni, Governatore della Regione Lombardia, che adesso dovrà trovare un modo per pagare l’ammenda decisa dall’UE per la mancata bonifica della Sisas.

I concittadini dell’esponente politico, già risultati essere i più tassati del paese, dovranno pagare ancora di più per sopperire la multa di 440 milioni di euro.

Il caso di Pioltello ritorna di attualità a pochi giorni dalla vicenda di Santa Giulia dove la bonifica del territorio non è stata ancora avviata malgrado l’accordo stipulato l’anno scorso. Letizia Moratti, intervenuta sulla vicenda, ha precisato che la responsabilità di quanto sta accadendo a Milano non è del Comune, che lei rappresenta, ma dell’ARPA (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente).

A chi le chiede se le falde acquifere della propria città sono state inquinate, proprio in seguito alla gestione opinabile di Santa Giulia, il Sindaco risponde che per il momento l’Asl di Milano ha certificato la pulizia dell’acqua del capoluogo lombardo.

La precisazione, sommaria, di Letizia Moratti non ha contemplato tutte le fasi della pulizia dell’acqua. La lavorazione che sulla sostanza viene fatta per renderla potabile è solo l’ultima fase di un processo che nei momenti precedenti nell’hinterland milanese qualche problema lo sta creando.

Lo scorso febbraio, infatti, nel Lambro ci è finito del petrolio per colpa della disattenzione dell’azienda Lombarda Petroli. Malgrado la richiesta di aiuto fatta dal Ministro dell’Ambiente a Guido Bertolaso, allora ancora considerato l’enfant prodige del Governo Berlusconi, ad oggi non sappiamo come si sia conclusa la vicenda.

Una delle tante che smentisce Letizia Moratti e la sua propagandistica attenzione verso l’ambiente.

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