02blog e la (piccola) traversata di Milano - seconda parte

02blog e la (piccola) traversata di Milano - seconda puntata

Seconda puntata della piccola traversata di Milano di 02blog, una giornata di agosto, tante foto, e un viaggetto e piedi da piazzale Maciachini a San Donato che vi proporremo in sei puntate ogni giorno di questa settimana.

Il tutto seguendo - con ampi spazi di libertà e di deviazione - il percorso della linea gialla della MM: passeremo dal nord della città all'estremo sud-est, al capolinea della linea 3. Quasi 13 km di percorso e quattro ore e mezzo di cammino.

Buona lettura.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - seconda puntata

Da viale Tunisia, la Torre Breda - ci eravamo lasciati ieri parlando proprio di lei - si staglia in cielo: leggende metropolitane raccontano che ci abitino vari vip, le prime due che mi vengono in mente sono Simona Ventura e Martina Colombari. Sì, perché la Torre Breda accoglie uffici solo fino all'ottavo piano, il resto sono appartamenti venduti, affittati a peso d'oro o tenuti stretti dai proprietari come ciambelle di salvataggio durante uno tsunami.

Alta 117 metri per 30 piani è il terzo grattacielo di Milano dopo Palazzo Lombardia (161 metri per 39 piani) e il Grattacielo Pirelli (127 metri per 31 piani). Fu costruito nel 1954 su progetto dell'architetto Luigi Mattioni, il quale creò diverse opere nel capoluogo lombardo e fu uno tra i più grandi architetti del dopoguerra. Gli otto piani del corpo basso sono dedicati esclusivamente agli uffici, dal nono al ventinovesimo piano, la torre ospita le abitazioni

Meglio incamminarsi: c'è ancora parecchia strada da fare, siamo proprio all'inizio.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - seconda puntata
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Due edifici mi colpiscono in via Lazzaretto: uno vecchissimo, decrepito, la facciata resa mesta dal tempo, un palazzo che avrà almeno ottant'anni, l'altro, apparentemente coevo, perfettamente ristrutturato, direi anche con un occhio attento alle cromie della vecchia Milano. Una zona stupenda, quella dietro ai giardini di Porta Venezia tra piazza Cincinnato e via Panfilo Castaldi.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - seconda puntata
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In via Lazzaretto, mi sposto verso i giardini di Porta Venezia: percorro viale Vittorio Veneto, dove oltre ad esserci un luogo cruciale dell'adolescenza di molti a Milano nord - il Libraccio! - c'è anche una casa celebre, la Casa della Fontana. Opera di Rino Ferrini e Franco Bruni - secondo Vittore e Claudio Buzzi anche di Giovanni Muzio, e tenderei anch'io a credere che sia così - ci abitò un certo De Chirico.

Un edificio sempre splendido - qui qualche foto su flickr, e sul sito di un'agenzia immobiliare un'idea di cosa costi un mese di affitto da quelle parti.

Prima di ripartire verso piazza della Repubblica, quinta tappa del nostro viaggio, alzo lo sguardo verso uno dei lampioni di via Vittorio Veneto. Brulica di insetti rossi: si sono schiuse centinaia di uova di coccinelle.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - seconda puntata
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Ultimo sguardo e ultimo scatto alla Torre Breda, e via verso Turati, sesta tappa. Via Turati per me ha sempre significato entrare nella Milano veramente centrale: prima, è una città ancora quasi umana, dopo, da quei bastioni immaginari simboleggiati dall'insegna luminosa delle patatine San Carlo, si entra altrove.

E' un altro luogo, un'altra città: la città dei ricchi e dei potenti, la città veramente borghese, rimasta autenticamente borghese malgrado oggi come oggi il termine voglia dire praticamente nulla e chiunque pensi di poterselo ascrivere. Non so voi, ma io, della via dove ha la sede il Milan, ho sempre avuto questa impressione.

Ironica ma non troppo, se si ripensa alla biografia di Turati.

02blog e la (piccola) traversata di Milano - seconda puntata
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02blog e la (piccola) traversata di Milano - seconda puntata
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Quattro passi verso il centro, supero il Museo della Permanente, verso largo Donegani/piazza Stati Uniti d'America - un dilemma toponomastico che non scioglieremo ora - e ci si avvicina alla zona dei consolati: ti giri da un lato, è c'è quello della Bulgaria, ti giri dall'altro dopo aver camminato due minuti, e c'è quello della Francia. Poi, chiaramente, anche quello degli States, a fianco della ormai storica sede di Radio 105 e RMC.

Più avanti, c'è la sede dell'ANSA, in piazza Cavour: un palazzo storico, che ha cambiato più volte nome, come si legge su Lombardia Beni Culturali. Risale al ventennio fascista:

Nel 1938 fu lo stesso Mussolini a commissionare all'architetto Giovanni Muzio (di nuovo lui, dopo la Casa della Fontana di via Vittorio Veneto, ndr) il progetto del palazzo; per la realizzazione dell'austero e monumentale edificio, in ossequio alle esigenze rappresentative del regime, i lavori di costruzione si protrassero per quattro anni, con una spesa di circa 18 milioni di lire. Il Duce vi entrò nel 1942 ad opera ultimata, come primo direttore della testata (...)

Ignoravo, malgrado sia passato spesso da quelle parti, la vicenda delle rotative dell'immediato dopoguerra:

Con la caduta del regime e, successivamente alla conclusione della guerra, il palazzo fu destinato ad ospitare numerose testate giornalistiche e prese il nome di palazzo dei Giornali. Le rotative e le apparecchiature di stampa donate da Hitler a Mussolini, installate nel piano interrato del palazzo, furono così a disposizione delle nuove redazioni giornalistiche. Alla fine degli anni Cinquanta fu Enrico Mattei a volervi insediata la sede de Il Giorno, quotidiano dell'ENI

Ecco i nomi di quello che oggi chiamiamo "il palazzo dei giornali":

(...)si eleva il notevole Palazzo dell'Informazione, o dei Giornali, o, ancora, come fu battezzato al tempo della sua costruzione, Palazzo del Popolo d'Italia

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Passo sotto gli archi di Porta Nuova, parte delle antiche mura medievali della città. Sono subito in via Manzoni: il negozio di pianoforti Furcht è chiuso per ferie, l'invitante vetrina è svuotata.

Inizio a vedere i primi turisti, più che altro spendaccioni stranieri che sperperano in via della Spiga e nel quadrilatero della moda in cui a breve a mi infilerò anch'io.

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Dribblata la fermata Montenapoleone della gialla, ormai siano in pieno centro: le vie intorno a via della Spiga pullulano di turisti, gente che spende negli showroom e nelle boutique di più o meno qualunque stilista. Non mi piace per niente questa zona: è un luogo che non sembra una città per come sono abituato ad immaginarla, ma va a gusti, molti altri apprezzano.

Fuori da Abercrombie & Fitch, con un "profumo" che invade insieme alla musica finanche la strada, e modelli e modelline in ghingheri ad attendere i clienti, vedo una lapide dedicata a Federico Ozanam (ovvero Frédéric, un po' come nei vecchi libri di filosofia dove si studiava Federico Nietzsche...) nato nel palazzo nel quale a qualche centimetro, oggi, c'è la targa dedicata ad A&F.

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Non resisto ed entro in Galleria de Cristoforis: il classico luogo dove vedi inseguito Massimo Moratti - lì c'è la sede della Saras - quando tenta di sfuggire un qualunque inviato di Telelombardia. Un tunnel che sa di Milano anni ottanta, sembra bloccato tutto in un'epoca altra, ti aspetti da un momento all'altro di vedere Nicola Berti - che peraltro abitava davvero da quelle parti - salutarti da un terrazzino.

Non prima di essersi infilato una maglietta nerazzurra sponsorizzata Misura.

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Sbuco direttamente fuori dagli anni ottanta in piazza del Liberty e prendo via Agnello: ormai il Duomo è a due passi.

(2/6, segue)

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